Ora che è passata la mezzanotte posso finalmente pensarlo.
(Domani torno a Cagliari.)
Sarà bella come l’ho lasciata?
Probabilmente …no. So che il ricordo alcolizzato dalla nostalgia tende a distorcere e levigare anche le pietre più ruvide, e la città che vedo nella mia testa come una pizza in super-8 riversata, ha assunto le fattezze di una megalopoli fantastica e luminosa, una seconda Parigi, anzi meglio perchè un tantino più esotica, col mare tutto intorno, le palme, le salite e le discese, brulicante di piccola gente che parla con le vocali aperte e non fa altro che andare a reading, festival letterari e performance.
(Domani rivedo i miei amici.)
Ma forse no, non tutti domani, o forse nemmeno uno chissà. Preso dal non crearmi aspettative nei confronti di nessuno ho omesso di annunciarmi, espondendomi da solo al rischio di un bentornato ritardatario. Ma tutto sommato si, alla fine son passati due soli, banali, mesi; appena un sesto di un anno, poca roba nell’arco di una vita, il battito d’ali di una mosca a confronto della durata dell’universo. In due mesi cosa vuoi che succeda? La gente lavora, dorme, si sveglia, va qualche volta al cinema. C’è poco tempo per qualsiasi cosa, anche per provare la nostalgia, che è un sentimento di lusso, ora lo so.
Talmente costosto che le persone tendono a dividerselo. Chi va si sobbarca il costo maggiore, gli altri fanno alla romana con quel che resta.
Forse non tutti domani, né nei 10 pochi giorni a disposizione. Mi basterà sapere di poterlo fare, di essere a una telefonata di distanza, a un giro in macchina, a 10 semafori dal centro e una ricerca di parcheggio.
Mi basterà rivedermi negli occhi di qualcuno che mi conosce bene, per ricordarmi chi sono davvero.
Guardo l’orario: è l’una e venti ormai, quindi si, sotto le coperte potrò pensarlo.
(Domani... domani torno a casa).