Bakis si guarda intorno. Via libera.
Dalla borsa estrae le chiavi della cassettiera. La apre. Tira fuori una deliziosa mug con un teschio manga.
Si infila in sala caffè, fa la fila per il boccione d'acqua, litiga col suddetto per far funzionare l'erogatore "caldo", ne versa due o tre gocce dentro la mug.
Lungo la via di ritorno cerca di non dare nell'occhio. Cosa difficile ma lui ci prova, a comportarsi da anonimo. Il perfetto officeman senza personalità, eccolo lì, qualcuno lo vede ma
nessuno lo guarda.
Arriva in postazione.
Si siede.
Uno.
Due.
Tre! Si è infilato sotto la scrivania, dietro la cassettiera. Lì c'è un pugnetto di carta marrone. Lo acchiappa, lo scarta. Estrae delle foglioline verdi.
Con l'ausilio di un cellulare aziendale pesta le foglioline verdi nella mug inumidita d'acqua bollente, fino a formare una poltiglia densa. La annusa: è amara.
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La visione successiva è Bakis che attraversa il corridoio con le labbra verdi.