In realtà è il titolo di un blog che ho letto per caso, bighellonando distrattamente per la rete, ma mi ha colpito tanto nella sua banale verità da scriverlo su questi teleschermi così, senza scopo alcuno.
Non perchè ne abbia realmente motivo.
Del resto una cosa può essere banalmente vera finchè vuoi ma non cessare mai di essere attuale.
Sono le 18:16 di un lunedì come tanti ed essendo ufficialmente fuori orario di lavoro mi sento moralmente autorizzato a scrivere.
Avrei tanto da raccontare, ma non lo farò.
No, perchè non c'è gusto a raccontare alcunchè se dietro non c'è un senso ulteriore a dare una motivazione alle cose, e quando sono annoiato - pure se mi diverto - il senso ulteriore tarda ad arrivare.
Ulteriore, utopico, chimerico, chimico, artificiale, autoreferenziale.
Ho ripreso a scrivere in questi giorni: forse è per questo che lascio il mio blog a stecchetto?
Riflettevo con
Re, tanto tempo fa. Una delle
prime volte in cui iniziavo a correre,
o forse era l'ultima volta che provato per la prima volta?
Eravamo andati addirittura al mare. E si rifletteva sull'unità dell'estro creativo. Se suono non scrivo, se scrivo non fotografo, se fotografo non disegno (cosa non si fa, per non correre).
Adesso scrivo. Beh, adesso come adesso vado a prendere aperitivo con Howard. Ormai ho dichiaratamente smesso di mangiare a casa tranne che in special occasions e per il pranzo delle 17 nel weekend.
Per concludere con la saga delle notizie superflue: ho rinunciato a capire.
Capire significa in un certo senso sottomettersi alla realtà che si osserva. Diciamo che a me interessa l'opposto, allora perchè capire? Meglio essere stolidamente determinati e determinatamente stolidi.
Ma mai mediocri,
no: fanculo i medocri!