Torno tardi.
Tardi considerando il fatto che devo alzarmi alle 6 per prendere l’aereo. Ho mangiato troppo a cena e non riesco a dormire.
Decido di leggere e recupero la mia vecchia lampada barattolo. Funziona ancora, è solo un po’ sporca. La strofino.
E penso.
Che se dovesse apparire il genio dei tre desideri mi metterebbe in imbarazzo.
Se dovesse apparire e mi chiedesse quali sono le tre cose che ora desidero di più in assoluto e che mi renderebbero felice, sarei in difficoltà. Mi toccherebbe sprecare uno dei tre desideri per dirgli di ripassare e farmi pensare con calma.
La cosa, a pensarci, è seria.
Ieri, anche, al
Festarch, ho letto un bellissimo payoff in gigantografia su una parete: Do a Mission. Ho un debole per i payoff, specie in inglese – perché sono brevi, iperveloci, condensati, divertenti. Delle perle di zucchero che espandono sulla lingua un’enorme dolcezza. Dei condensati di senso a più livelli a tua scelta.
Do a mission. Yes, ma quale? Anche su
CouchSurfing, la mia nuova scimmia, c’è un campo: Your Mission. Ho messo “Create” per farla breve ma ho semplicemente sorvolato sulla domanda difficile.
Ho sempre invidiato le persone missili. Monodirezionali. Di quelle capaci di dedicarsi a una sola cosa per tutta la vita. Felici. Che già sanno che lavoro vogliono fare alle medie.
Li invidio perché per loro è più facile. Non per forza tutto ma almeno se devono soffrire o sbattersi lo fanno con coscienza: voglio diventare architetto allora studio, scoppio, risparmio, viaggio.
Io invece ho solo quest’ansia di comunicare.
E nel momento in cui esprimo un messaggio (che sia per lavoro, per estro, per voglia, per abitudine) subito mi sento stretto fra i limiti claustrofobici del canale scelto. Non mi basta, non mi ci trovo, manca qualcosa. E devo cambiare, passare a un altro canale che contenga i pezzi mancanti / ma che manca, per forza, di altre cose ancora.
E l’ansia, quest’ansia di comunicare, non passa.
Se fosse passata forse sarei morto, invece semplicemente sono ancora qua a parlare, scrivere, suonare e a farmi prendere dall’ansia (se ci fosse la pubblicità su questo blog a quest'ora sarebbero apparse tonnellate di annunci di valium e cose così).
E quindi non lo so. Sono uscito dal Festarch un po’ spaesato, da scettico che ero all’entrata.
Confuso dalla monodirezionalità che leggevo in giro. Architettura. E’ una cosa specifica, è una sola cosa, come fanno a dedicarsi solo a questo?
Non lo sanno che evitare di scegliere lascia infinite possibilità? E che scegliere qualcosa significa escludere, comunque, l’infinito? (perché infinito meno uno forse è un po’ più piccolo, ma è sempre infinito). Io non ci riesco a dare un colpo di mano alle infinite possibilità delle cose non scelte.
Non lo so dove me ne andrò dopo questo lavoro, non lo so quale è la mia casa ideale o il mio canale preferito. Non so un sacco di cose. E sì, invidio i missili mono-direzionali, ma come posso invidiare un ragazzo minorato perché oggettivamente si gode la vita molto più di me. Ma.
E quindi mi accontento di una meta-missione: trovarne una. Forse. Seguirne tante: sicuramente.