Innamorato di me stesso / ma non corrispondo




lunedì, 01 settembre 2008

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Vorrei iniziare come nel post precedente: capisci che è una notte di quelle…

Ma non lo farò, perché sarebbe una bugia. Ci sarebbe da scrivere piuttosto: capisci che è un mese di quelli… o forse, meglio: capisci che è una vita di quelle…

 - Rieccomi di fronte a me stesso, in un imbarazzante dialogo a cui apparentemente una delle due parti non ha la minima voglia di partecipare -

Premessa metodologica: partiamo dai fatti. Sì, di tutti i possibili criteri per condurre queste riflessioni solitarie, quello di partire dai fatti mi sembra il più saggio.
I fatti sono un'ottima cosa su cui ragionare. Teorie, progetti, ipotesi, prospettive? no grazie.


Agosto è ufficialmente finito. Come prova di questo ho soltanto le campane del Duomo che, indiscrete e senza vergogna, come ogni ora che ho passato in questa casa da quasi due anni a questa parte, mi informano acusticamente del passare del tempo: dong, dong. Le due.
(E poi, ok, anche l’ora stampata su questo macmonitor mi rassicura.)

Agosto è finito e si porta alcuni dei momenti totemici che aspettavo come dei riti di passaggio per il vero inizio del mio nuovo avvenire (che in qualche recesso del mio subconscio è diverso dal mio “vecchio avvenire”, vammi a capire).

E mi trovo contemporaneamente in due strani, ambigui interregni. Quello del dopo e quello del prima.

Dopo…
…dopo che le decisioni sono state covate, raccolte e masticate.

Prima…
…prima che si producano le conseguenze.

Dopo…
…dopo che tutto è stato sancito da delle azioni precise.

Prima…
…prima che tutto ricominci a girare, cambiare, incasinarsi di nuovo.

A quanto pare, se gli interregni del prima e del dopo mi fanno venire l’ansia perché non posso superarli o anticiparli, capirli e dominarli, l’interregno del durante mi fa proprio cagare.

Metto su le Amiina, quattro scriccioli di donna islandese, le cui dita e aliti producono suoni destinati a viaggiare per ampi spazi solitari. Perché almeno dagli altoparlanti fuoriesca qualcosa di leggero e destinato a coprire lunghe distanze.
Null’altro di leggero qua intorno, sicuramente non i miei pensieri.

Non che siano tristi, o angosciati, o preoccupati.
Sono solo gravidi di implicazioni, difficili da prendere: semplicemente, sì, sono pesanti.
Sono sicuro che se avessi un obiettivo abbastanza potente e una pellicola di, non so, 10mila asa potrei impressionarli, questi pensieri. Come delle strisce di luce nel buio pesto della stanza.

E’ tutto spento. Solo dal bagno una infiltrazione di luce dimenticata accesa, come se qualcuno dentro con la porta socchiusa stesse finendo di prepararsi o facendo qualcosa di intimo e familiare come tagliarsi le unghie dei piedi o strapparsi le sopracciglia disordinate. Mi affaccio sulla porta come per rimproverare scherzosamente l’occupante ma non c’è nessuno dentro.
Quindi spengo la luce. Anche se sto per abbandonare questa casa non mi piace sprecare energia elettrica. Fa parte del mio nuovo personaggio “salutista di merda” (leggasi: povero).


Quando ho consegnato la lettera a Teresa, nessun clamore.
E’ stato solo l’atto finale di una piccola serie di riunioni e mail per chiarire il tutto. Ormai non rimaneva altro che eseguire questo arido gesto burocratico. Quindi salgo al quarto piano, consegno, ci salutiamo per le ferie – ma poi ci rivediamo a settembre eh – sì.

Mi abbraccia velocemente, mi sorride, mi dice in bocca al lupo. Scandendo bene le parole, seria.

Io – ehm – piuttosto imbarazzato, sdrammatizzo con un’espressione sul genere “oh via, non sto mica andando a morire” ma dentro mi sento sul genere “è come se stessi andando a morire. E’ esattamente così” e trattengo il groppone.
Credo che piuttosto sia venuta un’espressione sul genere “ho urgente bisogno del gabinetto”.

Teresa mi lascia. E’ un po’ la chioccia aziendale di tutti i dipendenti, quella che sa tutto di te: da quanto guadagni a quando sei via perché stai male e così via. Tempo tre secondi e ha già elaborato il lutto virtuale e si rimette ad armeggiare tra i dati iper-personali dei miei quasi-ex-colleghi.

Poi niente.
Dal 7 Agosto ho 30 anni.
Fine dei giochi, fine dei venti e qualcosa, fine del post-università-pre-età-della-ragione. Ho oggettivamente 30 anni e sono inequivocabilmente vecchio.

Se fino a ieri mi crogiolavo nello splendore del mio essere l'enfant prodige nonché terrible di ogni cerchia alla quale appartenessi (amici, lavoro, vicinato), da ora – beh - sono uno qualsiasi.
Il fatto che possa essere lievemente più giovane di qualcun altro è di un'incidenza irrilevante – del resto fra colleghi trentenni ormai una manciata di anni in più o in meno non fa alcuna differenza.

Un futuro da anonimo, così parrebbe. (Vabeh, sappiamo che poi no.)

Ok, partire dai fatti fa schifo. E’ come stilare un curriculum o fare una lista di to-do: vedi le cose come sono (o quasi) e non rimane molto spazio alla fantasia o alle interpretazioni, non c’è che da agire.
E così sia.

Programmi: nessuno.
Piani: zero.
Strategie / Tecniche di salvataggio / Uscite di sicurezza: manco a parlarne.
Bene.

Partitò come sempre da me stesso, facendo una cosa per volta, un passo dietro l’altro fino a prendere il ritmo.

Beh, se qualcuno ha sentito la mancanza di Bakis (io sì, di me stesso, come un coinquilino rumoroso e molesto la cui assenza però cambia il colore alla casa), eccomi: sono tornato.
scritto da Bakis alle 02:02 | plink | commenti (11) | commenti (11) (p-up)
in: ombelicale, autoscatto, dimissioni

Commenti
#1    01 Settembre 2008 - 08:17
 
Sono sicura che presto ti riprenderai, farai altri progetti e troverai altre "strategie di vita", dopotutto una fine.. comporta sempre un nuovo inizio.

Bentornato Bakis :o)

P.S: 30 anni è un piccolo traguardo, sì, ma non vuol dire essere vecchi ;o)
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#2    01 Settembre 2008 - 12:21
 
bakis per una volta il post tediante è il suo :""""""""""""(

il mondo è cambiato...
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#3    01 Settembre 2008 - 12:41
 
Bentornato, ma soprattutto benvenuto nei 30.
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#4    01 Settembre 2008 - 14:58
 
auahauaha
beata gioventù, tenero bakis..
utente anonimo

#5    01 Settembre 2008 - 18:30
 
bè, mi sembra tu abbia già cominciato...decidendo di farlo ta te stesso..
ottimo inizio direi..

e cazzo bakis, scusa il tono confidenziale, ma a 30 sei ancora un pischello!!
(tiro l'acqua al mio mulino..Zzz.. ;)

saluti,

K.
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#6    02 Settembre 2008 - 21:34
 
avere trentìanni dev'essere fighissimo
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#7    03 Settembre 2008 - 23:03
 
Ehi... sono Rita
utente anonimo

#8    03 Settembre 2008 - 23:29
 
era ora!
bacibà
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#9    04 Settembre 2008 - 11:47
 
"inequivocamente vecchio" no, ecchecczz...
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#10    04 Settembre 2008 - 17:38
 
Ecco.
Io non ho letto dove eri finito.
Ma da dove ricominci mi piace.
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#11    04 Settembre 2008 - 22:29
 
Benvenuto nel club dei vecchi :D I 30 sono il punto a derivata zero della vita, che e` notoriamente una parabola concava.
Io, personalmente, da quando sono nei trenta mi sto divertendo un casino. Sara` che sono ancora/di nuovo all'universita`.
Magari finisci per tornare a scuola anche tu :)
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