Questo è il pezzo (tema: il viaggiatore) che porterò stasera al laboratorio di scrittura.
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Il periodo più difficile di quando ci si trasferisce in terra straniera non è il primo come si potrebbe credere. O come potrebbe credere chi non è mai partito, se non per piacere.
Nel primo periodo (quello che io amo definire semplicemente l'arrivo) si mette in atto quello che è stato una sorta di addestramento che si porta avanti da tutta una vita, inconsapevolmente.
Un allenamento alla sopravvivenza.
Ci si aggrappa alle cose con una forza che mai avremmo immaginato di possedere succhiandone la linfa vitale, traendone nutrimento, dominandole.
Sviluppiamo il nostro orientamento come animali feriti in cerca della via di fuga che può garantirci la vita. Senza accorgercene studiamo gli angoli delle vie, gli incroci, la forma delle case, fino a stampare il tutto nella memoria.
Le inflessioni del parlato assumono ogni giorno caratteristiche più reali, così diverse da quel sapore di cartone della grammatica che avevano prima; inizi a distinguere gli accenti delle persone: il provinciale dal metropolitano, l'ignorante dal colto.
Impari a svegliarti molte ore prima del dovuto per anticipare gli eventi: non sei a casa e l'ambiente non ti protegge. Ci sono abitudini da creare e consolidare, mille cose da capire.
E' tutto nuovo, sfavillante, ricco di potenzialità.
Il primo periodo - l'arrivo - è così. Ti accorgi che anche le azioni più insignificanti che a casa scivolavano invisibili di fronte alla coscienza, avevano una funzione ben precisa in questo training. Niente per caso.
Avete forse mai sentito di qualcuno che torna a casa con la coda fra le gambe dopo solo una settimana, in piena fase di arrivo? E' molto difficile.
Quelli che tornano lo fanno in genere solo dopo questa fase, ovvero quando inizia lo stanziamento.
Ti sei ambientato. Conosci il tuo quartiere.
Hai imparato a sopravvivere arricchendo il tuo frasario di nuove formule che prima ritenevi inutili. Ormai conosci perfettamente la linea della metropolitana e tutte le fermate dell'autobus; sai anche quando puoi non pagare il biglietto e quando sorridere per la multa imminente che stanno per prendersi quei turisti spagnoli seduti in piccionaia.
Hai capito quanto costa la vita in un mese (qui è molto più facile capire cosa è necessario e cosa non lo è).
Sono necessarie: acqua, latte, surgelati, carta igienica, affitto, spese per la lavanderia e per i trasporti.
Sono superflue: tutte le altre cose.
Però inevitabilmente - inevitabilmente - quando subentra la quotidianità tutto inizia ad avere bisogno di una senso. Il senso delle piccole cose, il senso del lavoro, della casa. Delle telefonate a casa.
Che cosa ci faccio qui? A centinaia di kilometri di distanza dalle persone che mi vogliono bene? Cosa voglio ottenere?
Gli uccelli volano nello stesso identico modo ovunque e un cielo è troppo grande per le piccole ali di un passero.
Figuriamoci due.
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Ho scritto queste cose di getto. Com'è che le sento così reali?
Anche se sono a casa, a pochi km dal punto esatto in cui sono nato?
commenti : (11)
...ciao Bak!
postato da layla il 16/12/2004 21:36
che può fare di bello un demone giapponese? stavo leggendo qulche tuo post...anche tu spuntini antistress? ;)
postato da madame il 15/12/2004 14:23
E si, bello, sembrerebbe proprio che tu abbia fatto un esperienza del genere...
postato da gorilladog il 16/12/2004 19:15
mmmmmmmmmmmmmmmmm, ci sto pensando, alla tua domanda finale. Boh
postato da zapatera il 16/12/2004 11:24
Tralascio i complimenti. Fammi però dire che è evidente il fatto che tu senta queste cose reali...verrebbe da chiederti dove vivi ora e da quanto. E comunque anch'io le sento così reali, anche se non vivo fuori dalla mia città natale, e anche se mentre leggevo pensavo di volermi trasferire...Questo laboratorio di scrittura mi suscita davvero un sacco di invidia! Soprattutto da quando hanno sospeso il mio..:( Ciao.
postato da madame il 15/12/2004 14:08
Zapatera: se ti verrà un'idea mi piacerebbe saperla.. Navia: no, ma è nella mia wishlist! ce l'aveva consigliato quella tipa che ballava con grande trasporto in uno dei brunch di quest'estate.
postato da Bakis il 16/12/2004 16:22
no, quel libro non ce l'ho... tu?
postato da navia il 16/12/2004 11:29
Madame: A dire il vero il laboratorio di scrittura che sto frequentando non è proprio ciò che mi aspettavo..diciamo che lo prendo come occasione per staccare per una mezza giornata alla settimana dai miei soliti ritmi e dedicarmi un po' alla scrittura con concentrazione, cosa che anche volendo è impossibile fare in circostanze normali!! Per quanto riguarda il commento che ho lasciato da te (sulla leggenda giapponese secondo cui se si mettono due specchi l'uno di fronte all'altro si manifesta un demone) c'è da precisare che la figura del demone in giappone è molto simile a quella degli dei greci, piuttosto che a quella "cattolicizzante" che ci suggerisce il termine.. ciao!
postato da Bakis il 15/12/2004 15:12
cerchi un'opinione sul racconto? o sul tema del viaggio? o vuoi un'interpretazione sul perchè senti l'argomento tanto reale? io, un mio straccio d'opinione te lo do, per quello che vale, è solo il mio punto di vista, ma la questione mi sta particolarmente a cuore. probabilmente mi dilungherò. tutto quello che vivrai, probabilmente dipenderà dal motivo che ti ha portato ad allontanarti. se sei solo scappato da qualcosa o se in vece a qualcosa cercavi di andare incontro. è proprio nella fase che tu chiami di stanziamento che secondo me arrivano i veri stimoli. ormai sai come sopravvivere: ti sei ambientato,conosci il quartiere, parli e intendi la lingua, sai cosa comprare, dove sistemare ciò che hai comprato e come trovare i soldi per comprarlo. ora puoi guardarti intorno, guardarti dentro e chiederti finalmente cosa sei andato a fare fin laggiù. probabilmente c'è un motivo che ti ha spinto fuori dai tuoi confini, che ti ha portato ad allontanarti dalla comodità di ciò che ami e che già conosci. e che tu decida di rimenere o di tornare sui tuoi passi una nuova consapevolezza sicuramente ne sarà venuta fuori. e un'esperienza di vita è sempre utile, per quanto negativa, o stupida, o apparentemente insignificante. come questo commento del resto. potevo risparmiarmelo, come sempre, è solo un'opinione, non serve a nessuno. a me è servita per sfogarmi, ho voglia di contrariare tutto stasera, pure ciò che dico per contrariare ... che casino ... ciao : )
postato da ciccia bastarda il 15/12/2004 22:28
Giorno BAk, ma.... com'è andata poi al laboratorio, con la presentazione di questo racconto? PEr quanto riguarda Natale, si, io ci sono.. sentiamoci.. volentieri!!
postato da layla il 17/12/2004 11:17
ciao,è la prima volta che visito il tuo blog e leggendo questo scritto devo dire che rispecchia in modo molto reale cio che succede ad un emigrato.Io manco dalla mia terra da 5 anni ed è vero, il primo periodo (il primo anno)tutto è così affascinante:la novità;riuscire a cavartela con le tue mani;vedere cose diverse,conoscere una cultura diversa dalla tua.Poi gli anni passano e come hai descritto perfettamente ci si rende conto di non appartenere a quelle genti così diverse da te e di non essere a casa,in quei luoghi cosi diversi dalla tua terra.E il vuoto cresce,giorno dopo giorno,anno dopo anno, finchè non si sente l'irresistibile richiamo della propria terra e si decide di tornare al suo grembo.Ti saluto facendoti i miei complimenti per riuscire ad immedesimarti cosi bene nelle vesti delle persone.Spero che verrai a trovarmi sul mio bolg.
postato da sly75 il 17/12/2004 23:20