La città assume un’altra conformazione quando la guardi con gli occhi di chi deve attaccarci sopra dei manifesti. Spazi assegnati, vie lunghe, corte, bene esposte, coperte, aree assegnate, quartieri, circoscrizioni.
Manifesti.
/ bende per coprire le ferite della società
/ maschere per far apparire le vie diverse per qualche settimana
/ decoupage per nascondere la superficie originale dei problemi
/ condom che separano il vero dalla promessa.
Dovrei chiedere a qualche architetto o urbanista se questa visuale è contemplata nella concezione degli spazi di una città. Penso di sì, lo spazio di una stanza o di un’abitazione è concepito in maniera totalmente diversa a seconda di chi lo guarda o della funzione che dovrà assumere.
Però è anche utile.
Caricarsi sulle spalle un peso materiale, camminare, scendere dalla macchina. Parlare. Svolantinare. E’ un po’ come andare in palestra: per il solo fatto che lo fai, ti senti un po’ meglio. Meglio che segnalare link o articoli su Facebook o indignarsi facendo zapping con il telecomando. Ma ancora non è abbastanza. Però ne abbiamo realmente voglia? Che cosa chiediamo ai governi?
Io non lo so più, con tanto che ho fatto Scienze Politiche e ancora, dopo tanti anni e tante delusioni, mi impegno in (quasi) prima linea per le campagne.
Vorrei certo persone serie, oneste, intelligenti, colte, attente, previdenti, sensibili etc… ma al punto in cui siamo mi basta qualcuno che segua una sua politica. Una qualsiasi. Basta che la segua.
Fai qualcosa, dì qualcosa.
Ecco, se anche non avessi la minima coscienza politica questo mi basterebbe per sapere esattamente chi votare.
Ma la coscienza politica ce l’ho quindi… peso sulle spalle, tra mezz’ora vado a decoupare un pezzo di città.