Il mio io è scomposto nei diversi luoghi e nei diversi tempi dei miei desideri.
Qui o ieri, domani o là, sono contemporaneamente oggi e altrove.
E' questa sensazione di limbo continua che perdura ormai da un anno, che rende tutto possibile, avvenibile ma non programmabile, soltanto da immaginare e far allineare lungo il mio sguardo.
Prospettive singolari egocentriche.
Un iPhone che altro non è se non una protuberanza del mio io remoto, presente dovunque e asincrono, come un neurone dai milioni di eterni gangli.
Un tuffo al mare, una strada sommersa, una schiena rossa. Ricordi che si sovrascrivono.
Sono sempre più convinto dell'illusione dell'eterno e dell'inutilità della sofferenza e dell'indecisione.
Perché pensiamo e riflettiamo solo in superficie quando sotto tutto si muove e si sposta lentamente e ci trascina come correnti marine verso ciò che ci appartiene da sempre.
Che pensieri curiosi, tutto sommato nemmeno insensati: sarà forse il sole che mi ha bruciato la pelata e ha riscaldato i neuroni? forse la crema doposole dell'anno scorso è scaduta e produce qualche effetto chimico.
Mi sento così sottilmente impaziente e rilassato, in bilico tra il ciò che è e ciò che sarà, ben sapendo che ho già deciso - non so cosa - e che già sono - non so dove.
Non è importante.
E domani forse sonno, forse mare, forse lavoro, forse qualcuno.
Non è importante.
Adesso però magari mi rilasso un po'.