Inizia il diluvio, chiudo le finestre e il water fa blurp.
Istantaneamente vedo immagini apocalittiche di me disperato davanti a un bagno allagato, mani in mano a chiedere soccorso su Facebook (ma senza muovere un dito) ad amici e parenti intenti a fingere di essere addormentati.
Inizia il diluvio e dopo un attacco simil-narcolettico da un'ora e mezzo di sonno colpevole mi viene il trip delle pulizie e inizio a riordinare. Ottimo segno: quando mi viene voglia di mettere le cose in ordine poi tutto tende ad andare nel verso giusto.
Ora mi rimbocco le maniche e cerco di dare una parvenza umana a questa discarica che in momenti di spiccato ottimismo mi ostino a chiamare "mansarda" - che potrei/forse no riabbandonare questo autunno.
Inizia il diluvio (ma quando inizia? è ore che minaccia) e metto su Beck che non ascoltavo da tanto tempo.
E le note di Lonesome Tears mi portano lontano, e vedo le mie mani muoversi da sole, i mobili svuotarsi dei vestiti, le scatole inscatolarsi, i cassetti chiudersi, le buste riempirsi.
Inizia il diluvio - ancora no - e mi perdo lontano in un posto chissà dove, e vedo la luce gialla e i muri arancioni di questa mansarda fuori dalla finestra, vedo il tetto di tegole, la strada di casa, il mio vicinato, le nuvole, questo angolo d'isola sperduta nel mare, vedo la Sardegna, vedo l'Europa, il mondo, questa vita breve e lunghissima e le piccole infinite decisioni che crediamo eterne e ineluttabili.
Un tuono, mi sveglio.
E ha smesso di piovere.