// hai bussato e ti ho detto lasciami solo.
C'è qualcosa di curioso nel modo in cui le relazioni affrontano i periodi di crisi.
Per relazioni intendo qualsiasi interazione continuata fra due persone e per crisi la sua accezione più genuina: momento di cambiamento e decisione.
Ho sempre avuto la tendenza a instaurare rapporti stretti: mi piace circondarmi di tante persone - annusarne le potenzialità, vedere qualcosa di diverso di me nei loro occhi e combinare progetti, stratagemmi, nuove idee, piccoli momenti insieme.
Mi piace innamorarmi delle persone / o dei miei tanti io sempre diversi e nuovi di zecca.
Come nelle migliori storie poi, finita la passione, inizia il rapporto stabile. Sì, succede anche nelle amicizie. Un rapporto che può non smettere di dare gioia e sorprese ma è inevitabilmente governato da regole e convenzioni invisibili - se accettiamo queste regole, tutto andrà bene.
Ma cosa succede poi quando uno dei due scavalca i paletti, si sposta, urta coi confini?
L'altro è pronto al cambiamento?
Ma forse non è nemmeno questo.
E' che la responsabilità di aver accettato per molto tempo piccole ferite forse è più di chi le ha subite. Svegliarsi un giorno e decidere di rimettere le cose a posto non è sufficiente. Farsi da parte? nemmeno. Parlarne? a che titolo, perché non hai parlato prima?
// poi ho bussato io e non hai risposto.
È misterioso il modo in cui i lineamenti di un viso ti trasmettono un significato istantaneo, come un kanji o un colore. Un paesaggio da lontano in cui assembli suoni, odori, venti, passi, direzioni, cielo, terra, passato, intenzioni, fiori e partenze.
Come l'odore del fieno che l'altro giorno ho (irrealmente) sentito in giardino, che mi ha teletrasportato al maneggio di Menta Fiorita, 1992, Lucio che dà il fieno a Giulietta, la ragazza del conservatorio che cerca le carote, la tizia simpatica, quell'altro tizio che poi un giorno ho incontrato in via Dante e non mi ha salutato.
Lucio, ho saputo, è morto di AIDS qualche anno fa.