Innamorato di me stesso / ma non corrispondo




sabato, 22 gennaio 2005

[ Un attimo prima ]

Siccome tanto prima o poi vorrei trasferire qua tutto l'archivio, facciamo che a tempo perso ri-posto qualche cosa? Chi dovesse aver già letto il post in questione mi perdonerà.
In effetti ho sempre pensato che tenere tutti  i vecchi post stipati nell'archivio sia fondamentalmente un grosso spreco.

Ecco un mio vecchio racconto, cui sono molto legato.
I fatti raccontati sono reali; ma perchè sono accaduti un po' di tempo dopo averlo scritto.

~

Un attimo prima


Martedì 25/7,h 21:42, I miss you
“...I’m so impatient
I can’t stand the wait
Who are you?...”

Stasera è successa una cosa che mi ha sconvolto.

Al videonoleggio prendo una cassetta e vedo Carla.
I contorni dei cd e delle custodie nel ripiano accanto a me sono sfumati, il volume del televisore si è ovattato improvvisamente e tutto ha rallentato intorno al suo viso, come al centro di un vortice di confusione.

Non la vedevo da almeno due anni.



L’ho conosciuta all’università, frequentavamo alcuni corsi in comune.
Fra tutta quella marea di gente, non so come la notai. Come mi capita spesso in questi casi, era come se fosse l’unica persona che riuscissi a percepire a colori mentre tutti gli altri li vedevo in una desolante gradazione di grigi. La individuavo subito sebbene non si sedesse mai negli stessi posti.
Fiutavo la sua presenza e riuscivo sempre a vederla comodamente.
A volte si girava pure lei e mi guardava per un attimo.
Arrivavo sempre molto presto in aula e, seduto nel mio posto stretto, tendevo l’occhio verso la porta e scrutavo il via vai in attesa di vederla. Lei contrariamente arrivava sempre all’ultimo.
Ci presentarono ufficialmente una mattina durante un’ora buca.
Andammo in caffetteria con alcune persone, io conoscevo Anna - mi ci aveva trascinato - lei alcuni conoscenti di Anna.
La presentazione non fu un gran che e nemmeno la chiacchierata - io parlai ben poco - ma seppi il suo nome e dal giorno dopo iniziammo a salutarci. In maniera sempre distratta e secondo la circostanza nemmeno lo facevamo. D’altronde non ci conoscevamo. Ma era sempre un passo.

Una mattina la vidi arrivare con un libro della Yoshimoto tra le mani.
Questo me l’avvicinò ancora di più, quel libro l’avevo letto, l’avrei voluta fermare.
All’epoca aveva i capelli corti, castano chiari ma si vedeva benissimo che in realtà erano più scuri. Nonostante questo contrasto di colori - probabilmente intenzionale - stava benissimo.
Stasera invece aveva i capelli molto più lunghi. Le cadevano lungo il giubbotto bianco molto lungo.
Era sola e sembrava non avere fretta. Probabilmente non c’era nessuno fuori ad aspettarla.
Ho fatto la fila lunga, ma non mi ha visto.

A lezione le cose non progredirono per nulla.
A parte un giorno a lezione di economia - casualmente e meravigliosamente lei era seduta nel posto davanti al mio - in cui fummo presi da attacchi di risatine isteriche perché non capivamo nulla.
Lei si voltava e mi chiedeva “hai capito??” e io “no, per nulla” allora si rigirava, rideva e continuava a copiare il lucido.
Quella sensazione di complicità era stranissima, come dire, pura.

Le lezioni di quel semestre finirono, io cambiai facoltà e non la rividi più.
Probabilmente anche lei ha cambiato, chi può dirlo, non mi sembrava fatta per quel tipo di discipline. Ma di sicuro non è nuovamente mia collega.

Qualche mese dopo in gelateria, un miracolo. O un miraggio. Eccola lì, nel tavolo accanto al nostro.
Nel posto in cui ero le davo le spalle.
“Cazzo! No.. no non è possibile”
Feci di tutto per spostarmi. Mi spostai.
Era con delle amiche, dovevano essere appena arrivate, stavano ordinando. Ordinava il gelato guardando in alto verso la cameriera con un sorriso da bambina.
Fui completamente assente tutta la sera. Continuavo a ripetermi che quella era probabilmente l’unica occasione che avrei più potuto avere per parlarle. Continuavo a chiedermi come dannazione avrei potuto fare.
Mi alzai per andare al bagno che era proprio dentro la gelateria, mentre noi eravamo in un grande giardino all’aperto.
Uscito, dopo due passi quasi ci scontriamo.
“Hai da accendere?” Mi guardava con un sorriso...non capivo. Era un sorriso di sfida? Mi aveva riconosciuto?
Sorrido. “Certo”. Accendo
Siamo rimasti l’uno di fronte all’altra per qualche istante. Probabilmente aspettavamo entrambi che l’altra persona dicesse qualcosa. Saranno stati tre o quattro secondi al massimo. Quattro secondi sono tantissimi.
Non so che le avrei voluto dire. Ero completamente scombussolato da quell’eventualità non considerata e la mia mente cercava disperata qualche informazione in qualche angolino buio del mio io per affrontare la situazione. La guardavo dall’alto e aveva un’espressione così tonda. Presi fiato per dire qualcosa.. qualsiasi cosa...
Allora mi è passata al fianco e mia ha fatto ciao ciao con la manina.
Quella è stata l’ultima volta in cui l’ho vista.
Fino a stasera.

Ho sperato tanto di rivederla. Ho pensato e ripensato a lei talmente tante volte che il mio desiderio si è trasformato in una sorta di preghiera. Una preghiera ad un dio molto distratto dato che io

praticamente

non so nulla di lei.


Mercoledì 26/7, h 00:10, nineteen seventy-nine
“...on a live wire
right up off the street
you and I
should meet...”


Devo aver smosso qualcosa nell’ordine degli avvenimenti. Il puzzle della mia vita non ha una sola combinazione evidentemente.
Che bello.
Stamattina uscito presto alla solita ora, la rivedo svoltato l’angolo dopo la farmacia.
Era all’altezza del bancomat, ferma. Ho supposto ovviamente che stesse prelevando dei soldi.
Ma era immobile, senza movimenti delle braccia. In realtà era sui due metri oltre il bancomat di fronte ad una vetrina, completamente assorta.
Rallento il passo sperando che si volti e mi veda ma avvicinandomi sono costretto ad accelerare un po’ per superarla.
Come la sorpasso con la coda dell’occhio vedo che si volta. Mi volto pure io.
“Ciao” mi dice. Io rallento, guardandola, non so dove vado.
“Ciao!” sorrido e continuo a camminare, ora pianissimo. Lei mi fissa un secondo e se ne va.
Non è normale!
Com’è possibile che si sia ricordata di me?


Venerdì 28/7, h 01:20, Silverfuck
“...when you lie in your bed
and you lie to yourself
bang bang you’re dead
hole in your head...”

Stasera è successo. Ci siamo parlati.
Ho rinunciato a capire tutto questo, non ci riesco. Lo prendo e basta, vorrei riuscire a esserne solo felice.
Sotto la scrivania, in ufficio, provavo a rimontare il coperchio del cabinet del pc.
Lorenzo era nello stanzino. Entra qualcuno, mi dice “vai tu”. Vado io.
Era lei. Devo aver fatto una faccia allibita.
Come se i suoni si prolungassero all’infinito e i colori perdessero i propri contorni. Ormai sono sicuro che sia una sua facoltà soprannaturale, quella di dilatare la realtà intorno a se.
Non ricordo affatto le parole esatte, penso di aver assunto il senso di quello che mi dicesse prescindendo completamente dal loro contenitore.
Esco dalla barriera di scrivanie e dico a Lorenzo che mi assento un attimo. Lui è sull’uscio dello stanzino e mi guarda strano.

Ha scoperto dove lavoro per caso l’altra mattina. Dovevo scusarla ma era una cosa importante.
E’ tornata in città martedì sera e il giorno dopo ha saputo della morte di Anna, avvenuta proprio la notte prima. Io non sapevo nulla?
Se non avesse chiamato a casa sua non l’avrebbe mai saputo.
Se fosse tornata due giorni più tardi non avrebbe vissuto tutto questo.
Se non mi avesse visto due giorni fa di fronte alla vetrina io non l’avrei mai saputo.
Ormai si erano perse di vista da parecchio tempo. Avevano stretto particolarmente nell’estate di due anni fa. La sera in cui uscirono da sole per la prima volta, le aveva chiesto di me; ci eravamo visti un attimo prima in gelateria. Non so se mi ricordavo..
In ogni caso l’inverno successivo era partita e le cose sono evaporate, come succede.
Domani ci sono i funerali.
Mentre parlava fissavo il cacciavite che avevo ancora in mano.
E’ passato talmente tanto tempo.. Anna, ci conoscevamo distrattamente da qualche anno, ma ci frequentammo proprio in quel periodo per poi perderci di vista. Già , capita..
Due anni son passati.
Mi dispiace molto anche se
probabilmente , incontrandola non avremmo scambiato che poche parole.


Sabato 29/7,h 19:20,Joga
“...coincidences make sense only with you...”

Sono arrivato tardi e nel piazzale della chiesa c’erano pochissime persone.
-Saranno tutti dentro. Che palle non ci voglio entrare... Ma perchè l’unico modo per testimoniare partecipazione per una morte è entrare in una chiesa?
Decido di aspettare fuori ma dopo due sigarette entro a cercare Carla.
La porta quasi non si apre dalla ressa. Mi metto in punta di piedi e do’ uno sguardo, dubitavo che fosse nelle prime file.
La voce del prete arrivava talmente distorta dall’eco e dall’amplificazione che non ho afferrato nemmeno una parola.
A fatica torno indietro strusciando contro le persone in piedi. Uscito mi risiedo, non so che fare.
Cosa ci faccio qui?
Da lontano vedo una sagoma avvicinarsi ma non la distinguo, metto gli occhiali, non cambia molto. Non so perchè mi ostino a usare ancora questi maledetti occhiali, è ora che li cambi, non mi servono più a nulla e per giunta sono antiquati.
Quella sagoma si avvicina, è Carla. Tiro un sospiro di sollievo, però, che ritardo.

Siamo imbarazzati non ci va di entrare. Mi sentivo completamente fuoriposto, come osservato.
Ma si, andiamocene.

Davanti al caffè quella situazione mi ricordava la volta in cui praticamente ho rotto con Marzia.
Eravamo in rotta da un bel pezzo, non ci vedevamo da un po’. Mi stupii della sua chiamata quella sera, così decisa, non era da lei. Domani ci vediamo, ok.
Ci incontrammo al bar e parlammo del più e del meno come avevamo sempre fatto. Ma non erano chiacchiere false o di routine. Era come se dovessimo scaricare tutto ciò che avevamo accumulato in quel periodo senza vederci. Forse avevamo bisogno l’uno dell’altra più di quanto immaginassimo. Abbiamo parlato davanti alla cioccolata calda, sul tavolino di vimini finchè con naturalezza emerse l’argomento che ci occupava la mente.
Fu una discussione molto calma, malinconica.
Quando scese dalla macchina fu come salutarla per vederla il giorno dopo.

Davanti al caffè con Carla mi aspettavo che da un momento all’altro mi dicesse : beh allora, non giriamoci intorno. Ma non successe.
Non fu una chiacchierata travolgente, ma la sentivo vicinissima; in effetti provavamo le stesse cose.
La ragazza al bancone ogni tanto ci guardava. Era così evidente l’assurdità della situazione?

Di ritorno dalla caffetteria abbiamo fatto la salita verso la chiesa e decidemmo di andare in cimitero.
In macchina ho messo la cassetta alla quale tengo di più, un modo per farle un sentire un pezzetto di me. La musica ha come riempito quel senso di vuoto.
L’entrata era deserta, non sono ancora arrivati. Ci fumiamo una sigaretta.
“Sai è strano. Sono tornata con il terrore di impazzire...di finire col tubo di scappamento acceso dentro un garage... Ne ero sicura. Ora mi ritrovo in mano dei fili ingarbugliati di un passato che avevo messo da parte, ed è tutto così incomprensibile. Cioè, Anna non era la mia migliore amica.. ci siamo scritte qualche volta quando sono stata via.. le avrei voluto parlare.
Ora mi sento come se il mare si fosse prosciugato e tutte le terre fossero una cosa sola; in tal caso sarei sola ovunque...partire o tornare non avrebbe senso...scusa sto delirando.
Ho voglia di un gelato. Andiamo al mare stanotte?”


h 21:50,
“...come aquile i miei sogni
attraversano il mare...”

Fra un secondo esco di casa. Sarò da lei.
C’è un caldo pazzesco, lascerò le finestre aperte.
Ora sono sicuro, è stato smosso qualcosa. Una piccola scossa che ha messo in disordine le cose.
Questa musica è bellissima, sto proprio bene. Tutto sommato non ho voglia di rinchiudermi in macchina. Vorrei tanto che venisse qui e restassimo a parlare. O che restassimo in silenzio come questo pomeriggio.
Non devo più sperare di incontrarla per caso.
Fra un attimo la vedrò, un solo attimo. Il tempo di uscire, prendere la macchina e fare due semafori.
Ed è strano pensare che in questo momento sto vivendo proprio l’attimo prima...



scritto da Bakis alle 02:54 | plink | commenti (6) | commenti (6) (p-up)
in: racconti, to the faithful departed

Commenti
#1    23 Gennaio 2005 - 10:50
 
Vecchio, nel caso leggessi il tuo blog prima di partire ti volevo dire che io questo pomeriggio non posso venire perchè il dovere mi chiama e poi devo scrivere il pezzo. Che tu non leggerai perchè ti affatica troppo comprare il giornale.

ciao

zapatera
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#2    23 Gennaio 2005 - 15:27
 
...io lascerei stare tutto sul blog di Tiscali, tanto che ti frega?
Comunque vedo che hai risolto il problema dell'impaginazione per l'IE.

A presto!
utente anonimo

#3    23 Gennaio 2005 - 15:46
 
Non mi sembra di aver lanciato un sondaggio d'opinione "Tiscali o Splinder?".
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#4    23 Gennaio 2005 - 19:18
 
Ma allora non sei partito? Oggi per me giornata prolifica, ho prodotto ben due pezzi (uno è però ancora da scrivere, solo nella mia testolina) e vagato con la macchina in riserva. Adesso però devo andare a lavorare a maglia. ciao

sempre zapatera




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#5    24 Gennaio 2005 - 10:04
 
Mi era piaciuto quando l'avevo letto la prima volta.
Mi e' ripiaciuto adesso.

Smilla
utente anonimo

#6    25 Gennaio 2005 - 21:41
 
uff...ciò che scrivi ha un effetto magnetico, mi incolla allo schermo...
madame
utente anonimo

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