/ scritto una notte di non so quando di ritorno da casa di nonsochi..o forse si
Torno a casa e decido che non ce la posso fare, sto morendo di fame.
Visualizzo un barattolo di tonno + formaggio su un cracker con un filo di maionese, ispirato dalla lettura di un fumetto in cui un gatto incinto fa uno spuntino notturno.
Non ho la scusa di essere incinto, tantomeno un fumetto. (…) Su quest’ultimo punto potremmo fare accademia.
E’ solo l’una e mezzo dai uno spuntino di mezzanotte in ritardo ci sta, mi piace coccolarmi in modi non standard, si, chi è che lo diceva?
Peccato che il tonno non ci sia. Allora apro un barattolino di peperoni a filetti, taglio qualche fetta di formaggio piccante e mi munisco di crackers (pane fresco manco a parlarne, solo una rosetta pietrificata di non so quanto tempo. Perché non la butto? Mah, ormai mi sono abituato a vederla là).
Accendo lo stereo e metto su joe hisaishi che ho cercato di rifilare tutta la sera a R. senza successo. E inizio a mangiare. A quattro ganasce.
Ogni sapore è come se rievocasse un pezzo di conversazione. Non so perché, forse per via dei resti della cena sul tavolo a casa sua – tra cui anche del formaggio – o forse perché avevo una fame boia e nelle pause di silenzio in cui sembrava che riflettessi di cose esistenziali in realtà stavo visualizzando queste stesse cose.
Inizio a star meglio, a poco a poco mangio di meno e con più calma e scrivo di più. Checchè si dica, lo stomaco è l’organo fondamentale: non importa quanto delicata o seria sia una situazione che in ogni caso lui fa sentire la propria presenza. Almeno con me: non ho mai sperimentato il famoso stomaco chiuso per la tensione o la nausea da stress o tristezza.
Roba per animi fini.
Ho mangiato anche in lacrime.
Non ricordo perché piangevo ma ricordo ancora la torta alla ricotta.
