Riprendo un tema interessante letto su Pop (se avessi quell'aggeggio track-back sarebbe una buona occasione - la prima - per usarlo, ma so anche che forse solo uno o due di voi sanno di cosa sto parlando, quindi lasciamo stare).
Si parla di intolleranza. Brutta cosa, già.
Ma di una forma molto particolare di intolleranza: quella musicale, che personalmente sottoscrivo in toto come regola comportamentale. Chi mi conosce lo sa bene.
Voglio dire in un mondo migliore vorrei non essere intollerante e musicalmente ultra-esigente, ma è troppo …divertente esserlo.
Tutto risale agli ormai lontani tempi del liceo quando col mio fido alleato P. iniziavo a costruire la complessa impalcatura della mia discografia essenziale e a tracciare netti confini tra ciò che valeva la pena di essere ascoltato e ciò che no. Se avete letto Altà Fedeltà di Nick Hornby potete capire all'istante.
Giudizi netti e implacabili, lunghe sessioni di ascolto intensivo dei cd preferiti, ossessivi pomeriggi al cd-store a scartabellare tra gli scaffali in cerca di rivelazioni. Non potevo andar via senza un nuovo cd in tasca.
Ecco, il mio background è questo, ma devo dire che col tempo ho sicuramente affinato i miei gusti, ampliando anche un po’ le vedute.
Mi piace pensare che ci sia la musica giusta per ogni momento e una canzone adatta ad ogni atmosfera e non un genere o un cantante ideale per tutto. Si sa, nella dieta bisogna diversificare.
Per questo storco il naso di fronte ai consumatori musicali mono-maniaci: gli hip-hop, i metallari etc. Ma non si impallano dopo un po’? Come mangiare sempre aragosta o caviale o scopare sempre con la stessa posizione (o con la stessa persona). Yawn.
In ogni caso penso che la discriminazione musicale talvolta non sia casuale: i veri fan(atici) tendono ad auto-ghettizzarsi e a mettersi in contrapposizione tra loro, spesso con ottuse visioni ultra settoriali e etichettamenti estremi: rock, hard rock, metal, cross-over, grunge, alternative, prog-rock e balle varie.
Io mi accontento di discriminare democraticamente tutti in base al mio personale gusto, che può essere ricondotto a poche regole di massima.
Prediligo la musica d’autore (no interpreti), possibilmente elettronica ma non solo. I testi sono fondamentali. Si all’innovazione e alla ricerca ma non a tutti i costi ( e i Radiohead non mi piacciono). Gli italiani in generale non mi piacciono mentre adoro la musica etnica. E così via.
Colgo l’occasione per segnalare finalmente un sito molto interessante: si chiama AudioScrobbler, che grazie a un plug-in installato sul vostro player di fiducia, redige in automatico statistiche di gradimento sulla musica che quotidianamente ascoltate dal pc, con tanto di brano e artista più ascoltato. In base alle stesse statistiche potete poi vedere anche i vostri vicini musicali (all'interno del network di cui anche voi fate parte) magari per fare qualche nuova scoperta.
E ora facciamo tutti outing:
levate dall’armadio i vostri scheletri, tirate fuori da sotto il materasso i cd occulati e confessate pubblicamente la vostra playlist, soprattutto senza omettere le entry a rischio ghetto.
