![]() |
Ritoccare una fotografia è come comporre una musica. E premere i tasti di un pianoforte un po’ come ruotare l’obiettivo e lentamente mettere a fuoco. Scegliere la tonalità giusta è una questione di momenti: ogni gamma // ogni scala ha il proprio carattere, un impatto emotivo unico e speciale. Una pasta calda e accesa > una tonalità maggiore. La tonalità giusta sa esaltare i contrasti e i tratti del viso, il timbro della voce e il fondersi degli strumenti. |
| Una forte saturazone è un tasto premuto con violenza, coloriti caravaggeschi. I pixeloni di colore puro, il rumore del martelletto contro la corda sotto la vibrazione. La composizione, invece, è la melodia. Le parti giocano fra loro e costituiscono un tutto. Una zona d’ombra e una di luce, un sorriso e uno sguardo, note che si rincorrono e si respingono. Ritoccare uno scatto è adattarlo al mio stato d’animo. ( Perché lavorare su uno scatto altrui è come musicare parole di un’altra persona. Una mezza bugia, un racconto preso in prestito.) Prendo un colore e lo trasformo, lo maltratto fino a farlo diventare il suo opposto, lo costringo a riempirsi di vibrazioni sconosciute. Faccio emergere la figura in secondo piano e annullo il resto. Distorco le dimensioni, strappo uno spazio e gonfio la luce. E’ come prendere una traccia per distorcerne con cautela porzioni di banda. Un po’ di riverbero, un flanger e un envelope. Con orecchio e infinita pazienza ogni onda ondulerà come dico io. Ascolto e sovraincido // Guardo e sovrappongo. I suoni ruvidi sono decisi ma a volte ho bisogno di morbidezza, per non rovinare il motivo; cerco di sottolinearlo con le assenze e le ripetizioni, con un canone opposto o un delicato sostegno. Qualche volta riesco a ottenere ciò che senza saperlo volevo, subito, al primo colpo. Ma più spesso, mi è semplicemente impossibile farlo.
|
|
