E poi mi sono addormentato.
Risvegliandomi quasi per caso (perchè il confine tra la veglia e il sonno non sembra, ma è davvero poca cosa) in quella cripta fredda, scomodamente appollaiato sulla sedia. Di quelle posizioni che ti paralizzano il braccio, che sembra morto, o ti inebetiscono le gambe. Tuttavia io mi sono destato con il senso del tempo, e dello spazio, intorpidito. Nè mi son chiesto dove (e quando) fossi.
La cripta è scarsamente illuminata, adorna di quadri e statue di cui non saprei definire lo stile né il periodo. Tutto intorno persone assorte a contemplare una specie di rito che si produce in quella parte della sala dove un tempo probabilmente c'era l'altare.
Inutisco subito che non è un rito religioso, quello cui involontariamente (o forse si, ma senza ricordarmelo) sto assistendo, ma di certo ne possiede lo stesso potenziale sacro.
Dei
figuri immobili strofinano impassibili e quasi crudeli degli strumenti che si lamentano, come chi soffre però di un dolore quasi piacevole. Di spalle invece intuisco la figura di una donna elegante che detta il ritmo col suono pizzicato del cembalo.
In mezzo a questi sovrasta la figura imponente e fiera di un
uomo androgino vestito alla moda del settecento.
Una palandrana verde con motivo dorato, ugola avvolta da un ampio bavero in lino, il volto contratto da uno sforzo invisibile che poi capisco, sta per prodursi in un canto.
La luce sul suo viso ne esalta i muscoli distorti in uno spasmo e la musica rallenta,
lui prende fiato,
i respiri si sospendono,
l'aria s'immobilizza,
la bocca si apre.
E una mano invisibile strizza le palle al cantante, che emette una voce tipo mickey mouse.
Sulle prime rimango come turbato dallo stridore ma poi vengo conquistato da questa figura, che sul palcoscenico assume sembianza quasi angeliche, in quanto senza sesso.
E capisco la ragione del vestimento antico: come per rimarcare la non appartenenza a questo mondo di questa voce che esiste, udibile da noi, soltanto per il breve durare del concerto.
La voce va e noi ci dimentichiamo di tutto, schiaffeggiati da acuti iperuranici interrotti in contrappunto da improvvisi bassi, come se questo medium di angeliche (o femminine?) entità, sopraffatto dallo sforzo, non potesse nascondere del tutto la propria duplice natura.
[ Chi fosse curioso di ascoltare qualcosa, può farlo direttamente dall'apposita sezione del sito del soprano interprete del concerto,
Angelo Manzotti ]