Di solito non recensisco i libri che leggo: c'è gente che lo sa fare molto meglio di me e poi
se un libro non mi piace in generale non mi viene l'impulso di stroncarlo o parlarne male, e se mi piace evito di parlarne troppo per non disperdere quelle sensazioni che mi ha dato e che amo riprendere e riscoprire dopo tempo in una seconda (a volte anche terza o quarta, nell'arco di anni) rilettura.
Ma in questo caso ho deciso di fare un'eccezione.
Degli ultimi libri letti di recente ve ne consiglio uno veramente curioso:
Libro d'ombra di Jun'ichiro Tanizaki.
Il titolo effettivamente suggestivo (che in realtà l'autore spiega doveva essere "Elogio dell'ombra" ma fu cambiato per esigenze editoriali) viene spiegato nel retrocopertina:
"
Fra i sensi l'Occidente ha privilegiato la vista, da cui è partito per sua geometrizzazione dell'esperienza e ha così svalutato altre sensazioni - auditive, olfattive, tattili etc. E' contro tale guasto e squilibrio che Tanizaki reagisce in Libro d'ombra, polemizzando contro gli eccessi dell'illuminazione elettrica e opponendo a un mondo di nude superfici radiose, un universo acquietante della consistenza e della densità, avvolto da ombre descritte a una a una [...]. Leggendo questo saggio ci si rende conto di come tutta la nostra civiltà, tutta la nostra vita quotidiana, e dunque anche l'idea che ci facciamo del piacere, siano fondate sull'irritazione di alcuni sensi e sull'atrofizzazione di altri, mai su un tentativo di armonizzazione".
Quale amante della cultura giapponese ma ancor più del suo design non potevo non lasciarmi sedurre da una tale affascinante premessa.
Ma devo dire che se Tanizaki mi aveva favorevolmente colpito in '
morbose fantasie' per essere riuscito a raccontare abilmente una strana storia, giocando di allusioni e sapienti introspezioni mi ha colpito con altrettanta intensità ma in maniera totalmente diversa in questo caso, trifolandomi i maroni spendendo ben SEI PAGINE sul devastante problema se scegliere una TAZZA DEL CESSO in legno o in CERAMICA e altre QUATTRO PAGINE su dove posizionare il telefono all'interno di una stanza.
Io un consulente d'arredamento così lo murerei vivo dentro un'armadio a shoji !! (porte scorrevoli di carta).
Vi delizio con il passaggio incriminato sui cessi:
".
..Così prima o poi ecco fare ingresso nelle nostre dimore le piastrelle bianche e la tazza con lo scarico dell'acqua. Ora c'è più igiene e si risparmia fatica, però eleganza e contatto con la natura (NdBak: ???)
sono svaniti. Sotto una luce crudele, fra quattro mura di abbagliante candore, è difficile abbandonarsi a quel piacere fisiologico. Chi oserebbe dubitare che tanta bianchezza sia indizio di pulizia ineccepibile? E tuttavia, ci si può chiedere se sia opportuno illuminare a giorno la cosa bruna che il nostro corpo espelle ( ... )
. Sarebbe disdicevole anche per una fanciulla bellissima e madreperlacea, sbandierare natiche e cosce. [cut] Non va meglio che la penombra regni, e sia labile il confine tra il pulito e lo sporco? Dopo lunga ponderazione ( ... )
ho scelto per la mia casa sanitari moderni, ma al pavimento di piastrelle mi sono strenuamente opposto [cut] Altri problemi li ho avuti con la tazza. Quelle all'occidentale sono di porcellana bianca; io le preferisco di legno, sia nella versione per gli uomini che per le donne. Ideale sarebbe il legno tirato a cera, ma anche quello al naturale acquista col tempo opache tonalità e quel fascino di stagionatura che placa inesplicabilmente i nervi agitati. D'altronde per quietare i nervi, la cosa più acconcia sarebbe la tazza a forma di fiore (eh??)
che chiamano 'Campanula': è di legno e deve essere riempita con freschi rametti di cedro profumati, belli a vedersi, utili ad attutire gli scrosci. Un lusso simile neanche potevo sognarlo. Fui costretto a rinunciare."
Se volete sapere com'è andata a finire quest'esaltante avventura non vi resta che recarvi nella libreria più vicina e cercare "
Libro d'ombra" di Jun'ichiro Tanizaki edito da Bompiani.
Ora, non posso fare a meno di trovare molti dei racconti di questo libro comici se non addirittura grotteschi ma di sicuro mi aiutano a capire con quale propensione ossessiva i designer giapponesi (e chissà, forse anche gli artisti o i cuochi) si impegnano nel determinare i dettagli di un lavoro.
Questo libro mi ha rubato un po' della poesia che avvolgeva il giappone.... sono uno sporco occidentale.