Perché ciò che differenzia un periodo yes da uno no è il numero di cose non fatte – a parità di cose fatte.
Perché per quanto ti impegni e ti incastri non puoi andare a due concerti la stessa sera: ma se è un periodo di merda quel concerto è l’unica ancora di salvezza alla noia, se è un periodo buono hai dovuto meditare e vagliare tutte le opzioni per decidere che si, quel concerto val bene la tua presenza. E ci vai. E tutte quelle cose non fatte danno valore.
Son qui in studio ed è strano perché nonostante non sia andato in ferie, nonostante abbia tralasciato il concerto e nonostante tutti o quasi siano tornati a lavoro, sto qua a oltranza e già tutti se ne sono andati. Il posto è vuoto, l’msn tace, gli impegni ormai sono sfuggiti.
Mi accendo una sigaretta alla faccia del cartello che io stesso ho appeso sulla porta, non so nemmeno per chi visto che di estranei alla fin fine qua non ne entrano e poco manca che ci fumiamo pure il crack in bagno e allestiamo la saletta porno all’ingresso. Ma ho la porta a vetri e fa brutto.
Squilla il telefono e contratto gli ultimi pezzi di un’altra cosa non fatta di stasera ma così svogliato come un mercante che basta non gliene frega un cazzo di quell’euro in più e tu anzi continui per inerzia ma pure a te.
Che faccio resto? Visto che ci sono posso anche finire di lavorare visto che con l’insonnia che ho manco tre pastiglie di valeriana (il mio primo psicofarmaco, benvenuto nel club), ma sento i rumori di piatti dalle finestre dei vicini e penso che forse, ok che d’estate il tempo rallenta, ok che non mi piace, ok che non ho preso ferie, però forse la lista delle cose non fatte è un po’ troppo lunga.
E mi fa stare male.
Ma se penso di tornare a casa sto anche peggio.
Allora aspetto la telefonata che non arriverà con l’idea quella vaga speranza di montare in macchina e partire lontano anche solo per 12 ore e dimenticare che per tutti è un nuovo inizio ma per me invece è…
Per me cosa è?
