-Non è tanto la fotografia che mi interessa..
Parlava piano e distrattamente, e guardava i maglioni, le giacche e le camicie ammassate sul letto.
-Mi ha sempre affascinato l'incertezza dei confini... quando i contorni di una cosa si perdono per una frazione di secondo e sfumano, si mescolano con la cosa che ha accanto, quando i suoni si distorcono, si sovrappongono, si annodano in un modo che non si ripeterà mai più.
Ho sempre pensato sia lo stesso per gli avvenimenti umani.
Nei libri leggiamo delle storie che hanno delle cause precise, un inizio e una fine; ma non succede mai così in realtà.
Nemmeno con la morte finisce la storia di una persona.
E non parlo di ricordi. Ma di quel riverbero che lascia una persona nelle vite altrui, di quella serie di conseguenze che continuano a prodursi, dell'eco delle parole dette o del vuoto secco di quelle mai pronunciate.
Per un secondo ebbi come una sensazione di sfasamento fra le sue parole e la sua figura in piedi.
Come se noi due, quel discorso e quella particolare luce fuori dalla finestra ci trovassimo lì e in quel momento per un puro caso.
-Tutto sfuma in altro in maniera caotica e ogni piccolo fatto aggiunge un che di incertezza e imprevedibilià...mi piace pensare di poter cogliere un momento di tutto questo fondersi.
Non mi sentivo in imbarazzo per quelle confidenze che mi faceva.
Era una di quelle persone completamente trasparenti, che irradiano senza volerlo ciò che sono pur senza svelarne i segreti, ma al tempo stesso così oscure, che se ci guardi dentro non scorgi il fondo.