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Mi sveglio con la gola che brucia, probabilmente per le sottili esalazioni di queste vernici ancora fresche sui muri.
Dalla nuova e provvisoria postazione-letto ho visuale sulla finestra senza tenda, che dà al mare in lontananza e a un bel pezzo di cielo. Mi sveglio all'alba e rimango a guardare fuori per un pezzo. |
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Mi alzo e dopo un passo rischio di inciampare su un secchio e sfondare la finestra con una craniata. Ah già, questo posto è un casino.
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Riuscirò a finire i lavori in settimana? No, a giudicare dalla mole di lavoro in attesa e che mi impedirà di proseguire in queste sere. Ma pazienza: quando sarà sarà.
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Intanto mi guardo intorno e vedo tutte le cose ammucchiate: vecchie e nuove, provenienti da persone e momenti diversi. Il mobile nero comprato con mio fratello, l'armadio laccato che fu dei miei genitori, il ritratto fatto a Parigi quando avevo 16 anni, il samovar,
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Mi districo in questo percorso a ostacoli della memoria e mi conduco verso una nuova giornata di delirio.
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(E' tutto abbastanza paradigmatico. So che ricaverò una lezione da tutto questo)
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