Poi parlarono di Lindbergh.
Lindbergh piaceva loro molto. Io dissi:
- A me piacciono gli eroi neri.
- I negri? – domando Massè.
- No, neri come si dice magia nera. Lindbergh è un eroe bianco. Non mi interessa.
- Prova tu se è facile attraversare l’Atlantico, - disse Bouxin con acredine.
Esposi la mia concezione dell’eroe nero.
- Un anarchico, - riassunse Lemercier.
- No, - dissi io con calma, - gli anarchici a loro modo vogliono bene agli uomini.
- Allora un pazzo.
Ma Massè, che è colto, intervenne a questo punto:
- Lo conosco, il tipo, - mi disse – si chiama Erostrato. Voleva divenir celebre e non ha saputo trovar niente di meglio che bruciare il tempio di Efeso, una delle sette meraviglie del mondo.
- E come si chiamava l’architetto?
- Non me lo ricordo più, - confessò – credo persino che non se ne conosca il nome.
- Davvero? E vi ricordate del nome di Erostrato? Vedete che non aveva del tutto sbagliato il suo calcolo.
Il muro - Jean Paul Sartre, 1957