Sotto la supervisione di
ViveLaFrance ho scattato circa 750 foto, nell’arco di 8 ore.
Solita fauna da casting
*, impreziosita questa volta da bizzarri personaggi probabilmente attirati dal fatto che, oltre a normali figuranti, si sarebbero assegnate anche parti per tossici e prostitute.
Non escludo dunque che fra i fotografati ci fosse anche qualcuno che intendesse interpretare se stesso.
Fortunatamente il tempo ci è stato favorevole ed è stata una gran bella giornata di sole, al Poetto, e anche se per i giorni successivi mi son trovato con due zampogne gonfie di acido lattico al posto delle cosce, per via dello stai in piedi – inchinati - prendi lavagnetta a stronzo che la lascia per terra - passa lavagnetta a stronzo che nemmeno si avvicina a prenderla - cammina etc, posso dire che ne sia valsa la pena.
Note comiche (ovviamente ci sono, eh!).
H11 circa.
Una ragazza arriva (senza sapere che prima delle foto bisogna dare tutti i dati a Vive) e mi dicie “Ciao, vorrei fare la prostituta, devo chiedere a te?” e io “Se vuoi, poi ci accordiamo sulle percentuali”. Nessuno ha riso, stronzi presuntuosi!
Altra tipa, una del genere “che vergogna, verrò malissimo, uh!”.
Ragazza che teme di venir male in foto> “Che vergogna, verrò malissimo, uh!” (appunto)
Io> “macchè, come prostituta sarai perfetta!”.
Poi ho recuperato dicendo che quello da prostituta in realtà è il ruolo più ambito, assegnato solo alle ragazze davvero, davvero carine. (Certo, come no).
*Qui dovrei aggiungere una nota sulle tipologie di partecipanti ai casting.
Ci sono quelli “Che ridere! Che vergogna!”, che son stati la maggior parte, e quelli “tsk, sono una grande attrice/modella e partecipo solo per graziarvi della mia presenza”, questa volta in minoranza ma che di solito imperversano ai casting per spot.
Io mi dico: tesoro, nessuno ti ha obbligato a venir qua, tra l’altro la paga è miserrima, è un film per la tv e se va bene ti vedrai di sfuggita per 1 millisecondo, per cui se non ti garba, se ti vergogni o al contrario pensi di essere troppo figa, gira a largo e smetti di rompere”.
Dopo una mattina relativamente tranquilla, nel primo pomeriggio inizia a formarsi un’enorme fila con conseguente riduzione dei tempi di posa.
Anziché 4 foto a testa ne faccio tre, e se si presentano con l’espressione alluata (cfr inebetita) e la postura da cadavere verticale non sto certo lì a dire “sorridi” “cambia posizione”. Cazzi loro.
Mentre ero lì a fare foto a ruota continua, nel momento di maggiore fila, a un certo punto sento una voce.
BAAAAAKIS?!
UH quello è mio CUGINO! Spero proprio che mi faccia FOTO BELLE EH?! Altrimenti rinnego la parentela!! Si Si voglio proprio vedere!
Avete presente quelle persone che fingono di parlare tra sé e sé, ma con un tono di voce tanto alto da risultare udibili nel raggio di kilometri?
Tale è mia cugina. L’incubo parentale. Il nadir della discrezione e del contegno. Era lì, con tutte le intenzioni di farmi fare una figura di merda colossale e informare tutti i candidati sul nostro grado di parentela.
E avete presente anche quelle persone che nonostante il volume delle prime, si fingono totalmente assorte e nemmeno si girano (del tipo “Bakis chi? Non sta parlando di me.”) mentre sperano che un improvviso enorme tsunami travolga loro e tutte le orecchie delle vicinanze? Ecco, quest’ultimo ero io.
Arrivato il suo turno, secoli di sofferenze dopo, fingo sopresa (“uh guarda chi c’è! Come? Non ti sento! Ok ho scattato, ciao, no non le puoi vedere, ciao!”) e le scatto due foto buie e mosse, sperando che non venga mai presa per non trovarmela durante le riprese.
E insomma,
alla fine facciamo le foto agli ultimi venuti (col prezioso aiuto di Sabina, assistente dell’assistente), tra cui a un mio amico che so esser stato preso per fare il medico legale. Io ancora non son stato chiamato.. mi vorrà mica tirare il pacco?
Cala il sole, chiudiamo tutti i registri, impacchettiamo fotocamera e lavagnetta e tanti saluti.
“
Sciaoooooooo Bakì! grassieeee.. davèro, sonza il tuo aiuto sarei stata tròp nela mèrd” (espressione intraducibile).