Beh, a questo punto suppongo si possa
sospendere la sospensione.
Mi ritaglio qualche minuto per riflettere a voce alta su queste appena passate, ma praticamente ancora in corso, elezioni politiche.
Che dire? Nonostante gli sproloqui che leggo in giro sui blog e sugli aggregatori mi sembra che qualche dato su cui riflettere ci sia, senza necessariamente ricorrere a vaticini del tipo “
governeranno tot mesi”, “
ci sono stati brogli” o lavamenti di mani alla “
Prodi non mi è mai piaciuto” “
certo che questa sinistra..”.
Il programma era lì, la scheda elettorale anche, abbiamo avuto la possibilità di scegliere un rappresentante alle primarie, ora prendiamo l’esito che è venuto fuori e vigiliamo sull’operato del futuro governo.
Io comunque faccio la mia autocritica: probabilmente avrei potuto e dovuto fare di più per portare più voti al centro-sinistra.
Questa è la mia prima riflessione, dettata sicuramente dal fatto che sono nato e cresciuto in un ambiente estremamente politicizzato...
...e non posso sottovalutare il valore della partecipazione politica attiva: quella fatta di riunioni e di persone reali, di discussioni e riflessioni e non soltanto di tribune politiche in tv, slogan ben architettati, post sui blog* per quanto sorretti anche da riflessioni individuali sedimentate e ragionate.
Nonostante in questi cinque anni vi sia stato, secondo me, un aumento della partecipazione, un ritorno alla piazza e alla discussione su temi importanti e nonostante alle amministrative degli ultimi anni ci sia stato un significativo passo a sinistra da parte di molte regioni, metà-meno-qualcosa del paese ha pensato bene di votare nuovamente per Berlusconi (anche se alcuni a scanso di coscienza si consolano dicendo di non averlo votato direttamente).
Cosa vuol dire? Al di là di considerazioni di valore su questa metà di votanti, questo vuol dire che non bisogna accontentarsi, casomai qualcuno – ne dubito – lo stia pensando, più che altro per stanchezza o pigrizia.
Bisogna continuare a discutere, senza arroccarsi nella propria visione e senza tentazione di snobismi: il voto si sposta più parlando col vicino o con l’amico e partecipando attivamente che sperando venga scelto un leader piuttosto che un altro.
*E bisogna farlo anche e soprattutto fuori dal blog, in cui le posizioni di estremizzano, in cui tutti son bravi a parlare e fare macro-considerazioni, in cui tutti nella solitudine del proprio studio si sentono fini politologi.
I blogger non rappresentano l’elettorato italiano, ce n’eravamo già accorti al referendum sulla procreazione assistita – per cui a gironzolare per Splinder o sul Filter sembrava si sarebbe ottenuto un boom di votanti – o alle primarie del centro-sinitra col flop di Scalfarotto.
(
Con questo, non intendo concordare con Mantellini che dice che la categoria blogger non esiste.. anzi, proprio perché esiste e ha sue peculiarità non può considerarsi come una proiezione in piccolo della società da cui aspettarsi indicazioni reali).
Considerazioni banali, certo, ma nel mio piccolo metto da parte questo risultato, qualsiasi effetto esso produca e per quanto sia molto inferiore alle aspettative, rallegrandomi quantomeno per un ulteriore quinquennio berlusconiano scampato,
e guardo alle imminenti comunali di Cagliari – e questa è la seconda riflessione - conscio anche del fatto che la Sardegna abbia messo da parte un ottimo risultato per l’Unione / specie considerando che per lungo tempo sia stata un feudo del centro-destra.
Il timore è che, passato il grande momento, si sprofondi nuovamente nel disinteresse, scosso di tanto in tanto solo dal risalto che i media possono dare a certi argomenti per strumentalizzarli o dalle dichiarazioni di questo o quel segretario di partito.
La realtà è che la democrazia si sviluppa anche e soprattutto votando e facendo votare con coscienza alle comunali, le provinciali e alle regionali. Quella è la vera democrazia: quella secondo cui ti voto perché ti conosco, in cui posso controllare da vicino (o quasi) ciò che fai e se non mi piace ti rimando a casa, quella che è difficile cammuffare da cifre o statistiche inventate.