Innamorato di me stesso / ma non corrispondo




martedì, 18 aprile 2006

[ Pubblicità spudorata ]

Faulas!Stasera Marco Camboni dei Lapola interpreterà "Le Carote di Signora Bonarina" del sottoscritto, per il ciclo Parole Rivelate.

Update delle 0:54. Camboni ha tirato il pacco.  In sua vece le gentili Carla e Ida si sono prestate alla lettura del suddetto racconto. Non è stata effettuata alcuna registrazione audio-visiva, per cui a grande richiesta (?) posto il perdibilissimo racconto in questione.


Le Carote di Signora Bonarina.



In via Is Straccheddis, nel condominio al numero 52 abita Signor Mario Uccheddu: anni 79, ex ferroviere, vedovo fresco fresco.
Sua moglie Bonarina Palla, ex bidella, lascia lui, tre figli con rispettive mogli e quattro nipoti, all'età di 73 anni.
Povero signor Mario, proprio pochi giorni prima del suo ottantesimo compleanno.

Era sempre stato convinto che sarebbe stato lui li primo ad andarsene. E lei glielo diceva sempre per scherzo “eh, già verrò a trovarti al cimitero!”. Diceva anche che avrebbe indossato quello scialle nero preso a Siviglia molti anni prima e che avrebbe sciolto la crocchia, sempre rigorosamente stretta e ben ferma, mostrando i lunghi capelli bianchi il giorno del funerale.

E invece trac, un giorno Bonarina ha fatto il grande passo così, senza preavviso.
Se n’è andata nel sonno la mattina di un giorno un cui signor Mario era fuori in campagna col figlio. Quasi non seppe come reagire alla notizia: si sentiva in colpa per non essere stato lì in quel momento. Si sentiva in colpa per provare un segreto sollievo per questo. Ma soprattutto: si sentiva in colpa perché era ormai davvero convinto che se ne sarebbe andato prima lui e gli sembrava quasi di aver fatto uno sgarbo.
I figli interpretarono la sua incertezza nell’entrare nella stanza da letto, dopo aver saputo la notizia, come un inaspettato segno di dolore e dispiacere.

Ma di queste cose ovviamente un ex ferroviere non parla e così anche tutti gli altri si sentirono in colpa per essersi stupiti così tanto di fronte a quella reazione.

In ogni caso, un po' per abitudine, un po' per l'età, e un po’ per tutte queste ragioni insieme, non aveva mai pensato al futuro e ora che lei se n'era andata non sapeva più che cosa fare. Non che Bonarina fosse per lui ragione di vita, o facessero chissà che insieme. Solo che ora, tutta quella casa vuota, le lunghe ore di solutudine…

Poi ora che stava arrivando il suo compleanno la cosa era ancora più pesante.
Da molti anni ormai non festeggiava più, ma questa volta, vuoi per gli ottant'anni vuoi perchè era vedovo fresco fresco si radunò a casa sua una piccola folla fra familiari e qualche amico.

Tutti a fare i gentili e a chiedere "tutto bene?" "stai mangiando?". Ma lui stava bene. Come doveva stare?


Quella notte signor Mario non riusciva a prendere sonno. Aveva la bocca impastata, forse per via dei bicchierini di malvasia bevuti insieme ai figli. Si alzò piano piano per andare in cucina a versarsi un bicchier d'acqua quando, attraversata la porta, rimase di stucco.

La figura di Bonarina era lì davanti a lui con un'espressione impassibile. No, non era perchè era morta o perchè forse era un fantasma. Era la solita espressione di Bonarina quando era arrabbiata, con le labbra un po' strette e gli occhi semichiusi. E lei era quasi sempre arrabbiata per un motivo o per l'altro.

Signor Mario era un tipo un po' murvone, come si dice a Cagliari. Uno di quelli che non parlano molto e amano stare per i fatti loro e anche se Bonarina era stata sua moglie per 45 anni ora non sapeva che cosa dire.
Rimase lì fermo immobile per qualche secondo finchè lei non si mosse lentamente il braccio e con un dito indice bianco e rigido come un gesso indicò un punto alla sua sinistra.
Lui cercò di capire cosa stesse indicando ma era troppo buio.
Quando accese la luce per capire meglio Bonarina era sparita e nel punto indicato c'era solo un mazzo di carote.

Signor Mario Uccheddu rimase interdetto per un po' ma non si scompose. Si versò il suo bicchier d'acqua e andò a dormire.

Il giorno dopo però pensò tutto il tempo a Bonarina e al mazzo di carote. Certo che se era venuta dall'aldilà per dirgli una cosa, doveva essere proprio importante! E mentre beveva il caffè decaffeinato per la colazione continuava ad arrovellarsi il cervello.

Scese in piazzetta per comprare il giornale e come al solito si fece una passeggiata. Visto che c'era decise di fare un salto al mercatino.
Tutti erano sempre gentili con lui ma oggi ancora di più perchè sapevano di Signora Bonarina, vecchia osso duro nota in tutto il quartiere.

Continuava a pensare alle carote e si trovò senza volerlo a fissarne un'enorme cassetta nel banco degli ortaggi di Betti, la ragazza più bella del mercato. A farle concorrenza solo Tzio Niccheddu, che aveva il camioncino davanti alla farmacia e si sa, quella è la postazione migliore.
Betti però oggi non era sorridente e gentile come al solito anzi, quando Signor Mario alzò lo sguardo verso di lei si mostrò imbarazzata. Voleva dirgli qualcosa ma poi signora Denaci, ex infermiera razza crudele via Straccheddis 54, prese possesso del banco e iniziò a murrungiare sulla qualità dei finocchi e sui pomodori pestati e Betti dovette mormorare un veloce "Buongiorno Signor Uccheddu" e tornare a lavoro.

Perchè Betti l'aveva salutato così? di solito era sempre allegra e rimanevano anche qualche minuto a scambiarsi battute, tranne quando c'era Bonarina però che era gelosa. Gelosa poi! Signor Mario ormai ottantenne con una bella ragazza così che nemmeno avrà avuto trent'anni.

Forse c'entrava qualcosa che Betti era strana e Bonarina che gli aveva mostrato le carote? del resto lui si era proprio incantato guardando le carote di Betti.
Decise di non pensarci finchè il giorno dopo si ripetè praticamente la stessa scena.
Lei addirittura era uscita dal banco e gli si era avvicinata come per dirgli qualcosa finchè non fu braccata dai coniugi Trogu, quelli della bottega di via Tratalias che ora gestisce la nuora ma che non vende più i culurgiones di signora Trogu, i più buoni di tutto il quartiere.

Signor Mario era sempre più confuso.

Forse Bonarina aveva qualche motivo per essere gelosa? Ma no, non può essere. Un conto è in condominio con tutte quelle vedove e signor Mario così serio e riservato che le faceva sognare in silenzio. Ma Betti proprio... chissà.

Così il giorno dopo ancora Signor Mario, dopo il rituale del caffè decise di tirar fuori dall'armadietto del bagno la vecchia brillantina Linetti che non usava più da ormai un quindici anni.
Nonostante l'età signor Mario aveva ancora un bel po' di capelli grigi e duri.
Si sistemò bene la camicia, lucidò le scarpe e andò per il terzo giorno di seguito al mercato.

Gli venne quasi da ridere quando uscendo di casa incrociò signora Bruna che andava a lavare le scale del palazzo, che rimase quasi a bocca aperta vedendolo tutto agghindato. Le ziodde del pianerottolo quel giorno avrebbero avuto di che parlare!

Arrivato al banco ortofrutta di Betti la trovò già occupata a gestire una mandria di vecchietti e nemmeno lo notò. Un po' deluso decise di non perdersi d'animo e restò lì a gironzolare. Ma la fila non dimuniva e penso che tanto valeva poteva fare le fila pure lui e prese un mazzo di carote.
Quando arrivò il suo turno Betti rimase come impalata e, rossa come il fuoco, cercò nuovamente di dirgli qualcosa. Nemmeno questa volta ci riuscì. Allora signor Mario pagò i suoi due euro e 30 centesimi e tornò a casa.
Era un po' deluso ma non sapeva bene perchè: cosa avrebbe dovuto dirgli del resto?

Tornato a casa, appena entrato sentì il profumo del minestrone. Il suo piatto preferito!
Di corsa fece il corridoio (una corsa piuttosto lenta a dire il vero) e sebbene in cucina si rese subito conto che i fornelli erano spenti e non c'era nessuna pentola sul fuoco, trovò nuovamente la figura di Bonarina ritta in mezzo alla stanza.
La sua espressione era ancora più incazzata dell'ultima volta e Signor Mario rimase immobile, sentendosi come colto in fallo, fattosi trovare tutto imbrillantinato e con le scarpe lucide.
Bonarina questa volta con un gesto meno teatrale puntò il sacchetto che Signor Mario teneva in mano: le carote di nuovo! Signor Mario fece per prendere una carota dal sacchetto quando sentì il campanello suonare.

Alzato lo sguardo Bonarina già non c'era più.

Singor Mario questa volta era un po' seccato, avrebbe voluto provare a chiedere qualche spiegazione ma aveva avuto poco tempo. E poi cos'era quell'espressione arrabbiata? non vorrà mica continuare così ancora a lungo Bonarina?
Il campanello suonò di nuovo al che si decise ad andare ad aprire.

Era Betti.

Questa volta prese il coraggio a quattro mani e parlò tutto d'un fiato.

*

Passarono alcuni giorni e signora Bonarina non apparve più a Signor Mario.
Ma lui ormai aveva capito e non si aspettava più apparizioni incazzose. Era già passato un mese dalla sua morte.
Dopo la messa del trigesimo, Signor Mario si avviò al cimitero con una carota in tasca. Davanti alla tomba con su una foto di Bonarina dalla stessa espressione acida di sempre signor Mario estrasse la carota di tasca.

- Certo che, tutto 'sto casino per due euro di resto che ti doveva Betti per le  carote del minestrone..








scritto da Bakis alle 13:38 | plink | commenti (6) | commenti (6) (p-up)
in: ombelicale, segnalazionisaluti

Comments:
#1  18 Aprile 2006 - 14:46
 
ok , se mi dici dov'è caffè savoia ...
Utente: Isaura Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Isaura
#2  19 Aprile 2006 - 11:14
 
Postato.
:)
Utente: ParoleRivelate Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. ParoleRivelate
#3  19 Aprile 2006 - 11:27
 
bello il racconto bakis!

quando leggo di tutte queste iniziative me ne vorrei tornare subito subito a casteddu!
Utente: sosetta Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. sosetta
#4  19 Aprile 2006 - 12:07
 
bellissimo e originale.

utente anonimo
#5  19 Aprile 2006 - 12:31
 
ehehehe pra ho capito il finale... povera signora bonarina... e la brillantina linetti che ridere,,, ehhe

ma sto CAMBONI esti proprio "unu camboni..."
bravooooo
però la prossima volta ci organizziamo meglio
iorgi
utente anonimo
#6  20 Aprile 2006 - 10:49
 
hai ragione hai scritto di meglio,
poteva essere più corto visto che rientra nella tipologia "finale a sorpresa annunciato"

fenicio
utente anonimo
Commenti: