E’ appena mezzanotte e mezzo e si - mi dico - ho ancora un’ora buona per lavorare.
Bene, da che parte inizio non ha importanza perché l’infinito si sa, non inizia e non finisce.
Qualche curiosa circonvoluzione neurale mi fa apparire questo concetto curiosamente confortante al momento.
Iniziamo con un dato, nudo e crudo:
Bakis vs Resto del mondo: 2 – 1.
E si, diciamolo. Il mantra di questi giorni “sono una macchina da guerra” sta dando i suoi porci frutti.
Perché puoi farmi anche male ma alla fine il tuo cuore pulsante ancora caldo sarà nella mia manina da manga.
Dicevamo.
No aspettate, metto su un qualche pezzo adeguatamente propulsivo a questo mio delirante e immotivato propositivismo ottimista. Believe – Chemical Brothers.
I need to believe in something, dice la voce: tragicamente vero, cosa che poi spiega tutto questo.
Ed è il credere in qualcosa che mi fotte sempre. Che mi da quel
quid in più che mi spinge come un lemming oltre il confine, a fare più del mio possibile. E’ quello che mi ripaga più di tutto, più dei soldi (dettaglio, anche questo, tragicamente vero).
E non mi consola quando mi dicono “che ti frega? Tanto l’hai fatto quasi gratis”. Eh no.
Se non sono soddisfatto, se sento di aver fatto qualche cagata, allora ho fatto tutto per niente, e solo i perdenti fanno qualcosa per niente. E Bakis non è un perdente.
(come sillogismo non fa una piega, si auto-dimostra che è una bellezza).
Per intenderci, c’è che oltre lavorouno e lavorodue, il libro, failalocandinaperilreading e portavantiiltrasloco, ho deciso di fare campagna elettrorale attiva
per le elezioni amministrative: scelta suicida ma da che mondo e mondo Bakis non rifiuta mai le missioni impossibili.
Anzi, a ben guardare sono le uniche che accetta.
Purchè non siano noiose.