Non molto tempo fa mi interrogavo sull'opportunità di andare o meno a votare al referendum sulla devolution.
Per quello sulla fecondazione assistita (e sulla
riqualificazione delle scorie importate in Sardegna) deprecai aspramente chi si astenne con l’intento preciso di vanificare il voto degli altri e l'esito finale del referendum, ragion per cui decisi di non imitare lo stesso atteggiamento anti-democratico e andare a votare.
Non sapevo ancora che si sarebbe trattato di un
referendum confermativo e quindi
senza l’obbligo di raggiungimento del quorum per la validità del risultato.
Poco male dunque (anche se la cosa mi fa lievemente girare le palle).
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non posso fare a meno di notare che mi trovo sempre nello schieramento più svantaggiato //
Fatto sta che ora,
noi blogger, dobbiamo porci una domanda importante, non tanto se serva a qualcosa blaterare sui nostri spazi sulle ragioni del si e quelle del no - perché su questo abbiamo già stabilito una fondamentale verità:
non serve a un cazzo – quanto piuttosto sul
cosa fare realmente per propagandare il NO. (Chiaramente il ragionamento è valido anche per chi vuole votare SI).
Che fare dunque?
Reduce da un’estenutante campagna elettorale non posso non pensare che l’unico reale metodo per incassare più partecipazione sia quello di comunicare la propria intenzione di voto ni maniera chiara e a quante più persone possibile. Semplicemente parlando o anche distribuendo materiale informativo, conciso e chiaro, a chi ci sta intorno.
Mi sembrano considerazioni banali ma mi auguro che - dopo il già citato referendum sulla procreazione assistita ma soprattutto dopo le elezioni politiche che sembravano una passeggiata dall’ovvio risultato e invece si son rivelate un incubo scampato per un soffio – non ci si illuda che basti incollare banner sul template comodamente seduti davanti al proprio monitor.
Io penso che stamperò dei fogli A4 con i punti chiave della riforma e una breve spiegazione sull’opportunità di votare
NO, e li esporrò nei posti che frequento (anche al bar, se me lo consentono).
Al limite i blog a quel punto possono servire come punto di riferimento – solo successivo – per dare più informazioni agli indecisi.
Voi cosa ne pensate?