Aspetto i tre giorni gavoesi manco segnassero il ritorno dell’età dell’oro sulla terra o dell’era del cinghiale bianco nella mia vita.
Mi sollazzo con questo pensiero continuamente, sperimentando sempre nuove forme di escapismo dalla realtà.
Son lì che lavoro e visualizzo le stradine di gavoi colme di scorci poetici, i condizionatori da esterni che sputacchiano le goccioline fredde sul viso, i radical-chic cagliaritani che vomitano sentenze negli angoli delle discussioni. No aspetta, questo no..
Ormai sono talmente fuso nelle cose da fare che manco me ne accorgo. Inizio a non concepire più le ore buche o il tempo sprecato: ho smesso di invidiare chi è in ferie o non ha nessun impegno e, piuttosto, son scivolato silenziosamente a una forma più onesta di disprezzo quasi padano.
Mi alzo ripetendomi la to-do list, vado a pranzo scandendo i minuti e mantenendo in testa il filo del lavoro appena lasciato, vado a letto tardissimo stilando un bilancio costantemente in passivo delle cose fatte. Per poi svegliarmi stanco e isterico e in versione molto, molto alter-ego cattiva.
Fatto sta che è un periodo fortunato. E ciò mi fa incazzare perché ho la riprova che tutto si concentra negli stessi punti, che più fai cose più hai opportunità di fare altre cose, più conosci gente etc. L’idea di legittimare il mio futurostile di vita tra arte ee eccessi va a farsi friggere.
Intanto comunque corro: sono stato miracolosamente scelto come assistente al direttore della fotografia per le riprese di un corto, che dureranno ben tre giorni. Ce la potrà fare Bakis a non impiccare nessuno con cavi di lampadine erroneamente disposti? Una cosa è certa: farò di figure di merda a mazzi.