Dò il primo morso e capisco che no. Non è il caso. Questa melanzana ha ufficialmente concluso il suo ciclo di mangiabilità, nonostante le succulente apparenze. La metto da parte. Quasi mi dispiace però, sei così bella, colorata, rotonda, morbidosa. (Ho fame).
Rimango allora con un mix di cibidafestadilaurea e chupitosrumepera nello stomaco, vagamente insoddisfatto, reduce appunto da festa di laurea, nonchè da festeggiamento estemporaneo di compleanno avvenuto ieri.
E' strano, era da anni che non festeggiavo in maniera così disorganizzata.
Di solito blatero tante cose, sul fatto che non ne ho voglia, non ho soldi, non trovo il posto adatto, ma poi in qualche modo metto sempre su un qualche party, una cena, un ritrovo.
In fondo solo per avere una scusa socialmente riconosciuta per dare sfogo al mio protagonismo.
Quest'anno invece niente di premeditato: una piacevole uscita con amici vecchi e nuovi, chiacchiere stratificate e cementate da abbondanti dosi di gelato e martini bianco.
Per il resto,
non mi oppongo a quest'estate e a questo tempo
proiettato verso situazioni ancora appena abozzate, in spazio-tempi immersi in un liquido amniotico di indefinitezza, in cui interagisco col me stesso senza volto di domani e parlo come nulla fosse con figure del passato, riapparse esattamente nel momento in cui ho deciso di aspettarle.
Sono convinto che certe persone ci siano designate a vita.
Per quanto tu possa chiudere con loro - e loro con te - rimane sempre qualcosa di indistruttibile.
Come il filo dell'etichetta nelle giacche nuove o un mattoncino lego.