Meno tre giorni alla
partenza.
Un turbinio di emozioni contraddittorie erompe in me a velocità smodata.
Vabeh, ora non esageriamo..
I grandi avvenimenti di questi giorni mi hanno distolto dal dovere principale di ogni trasferendo: approntare la valigia e decidere cosa mettersi per il primo giorno di lavoro.
Son problemi.
Tenendo conto che domani e dopo sarò perdutamente impegnato in: prelievi monetari, rifacimento documenti, disdicimento abbonamenti varii, saluti e salutini, non avrò altro momento utile per riflettere su questo annoso problema se non quello dedicato ai bisognini. Spero che per contrappasso non sarò portato a indossare il mio completo marron.
Tra le news di questi giorni:
- ho rottamato il glorioso Fiestino e preso la rombante Bravo di mio fratello, definita ieri notte in un accesso di ottimistico entusiasmo “auto sportiva”. Significativo il fatto che, appunto, fra due gioni parto e che il mio mezzo di locomozione in Firenze sarà la bicicletta.
- ho perso la casa trovata con tanto
impegno culo in Santa Croce. L’attuale inquilino si è reso conto della cazzata colossale che stava facendo, a mollare quel gioiellino in centro a un prezzo non esagerato, per cui ha ritirato la disdetta. Peccato fossi in trattative con l’agenzia già da un mese. Gli dedicherò una session speciale di macumbe buddiste.
Per il resto, il protrarsi della mia permanenza calaritana per questi giorni aggiuntivi, consentirà il compimento di un avvenimento epocale: martedì, in presenza della fida signora delle pulizie, aprirò il
frigo.
Ci sono imperativi morali che una persona deve assecondare, quando si appresta a imboccare una nuova strada nel proprio percorso esistenziale.
C’è chi sente il bisogno di riappacificarsi con le persone con cui ha litigato, chi sente di dover saldare i propri debiti, chi di spedire una lettera mai spedita.
Bakis invece tralascia queste cose a imperitura dimenticanza e si dedica al frigo.