Parto in ritardo.
Lascio la mansarda in uno stato pietoso, contrariamente alle mie intenzioni (“vorrei partire lasciando casa in ordine e pulita” – non ci ha creduto nessuno).
Verso l’aeroporto mi accorgo di essermi dimenticato n cose, ma è tardissimo e rischio di perdere l’aereo.
Sono l’ultimo a fare check-in e riesco a entrare nonostante il peso eccessivo dei bagagli.
Decollo esattamente all’alba: Cagliari è ancora illuminata e coperta da una leggera foschia. Le nuvole sono basse e il sole si affaccia sul mare. Bellissimo. Mi godo lo spettacolo dando l’arrivederci alla mia città, poi crollo e mi risveglio all’atterraggio.
Arrivato a Bologna incontro
Medea. Fa strano vederci in terra straniera, tra vie ormai per lei familiari ma che comunque non ci appartengono. Giusto il tempo di infilarci nel bar più vicino che già ci salutiamo, separati da un vetro che non si decide a partire: la meta è Firenze e sono emozionato.
Arrivo. Non è amore a prima vista, ma il tempo è splendido, la città vivace, il tassista simpatico e il residence accogliente. Tutto concorre per mantenere alto l’umore.
Sono sfatto e decido di non fare il supereroe: dormo un po’. Quelle tre-quattro ore per prendere confidenza con la città. Chiunque altro avrebbe lasciato armi e bagagli per andare a esplorare il centro, Bakis na. Bakis si fa il sonnellino.
Al risveglio ho le voragini nello stomaco: realizzo che non mangio da ben 12 ore. Che per una persona normale equivalgono a 4 giorni.
Incontro Marta. Altro ritrovo dal remoto passato in un contesto iper-futuro e improbabile. Siamo riapparsi nello scenario umano reciproco, in una nuova città.
Una ripartenza in grande stile, non c’è che dire.
Conosco
il pacchista, ma è simpatico e grande amico di Marta. Per cui decido di risparmiargli rappresaglie e ritorsioni. Tra l’altro l’appartamento ipotetico, è davvero carino. Pazienza.
Prendo il terzo taxi della giornata: il mio senso dell’orientamento è nullo, e non ho idea di quali mezzi possano riportarmi al residence che, effettivamente, sta abbastanza in culonia.
Giorno secondo vede Bakis sveglio e attivo alle 7.
Cosa che in sé sarebbe sconvolgente, ma siccome è avvenuta in terra straniera, non fa testo. Facciamo finta che sia normale.
Bakis fa il suo primo ritardo fiorentino e salta la colazione. Fortunatamente openspace è spazioso e ben tollera i lamenti di stomachino in astinenza da latte.
Il posto è figo, colorato, pieno di gente e roba da fare. Ce n’è in abbondanza da riempire due o tre agendine. Quindi non c’è che da mettersi comodi e iniziare.
Poi inizia a piovere, ma si va in giro uguale. Aperitivo e cinema.
Il rientro è travagliato: mi trovo in centro senza la minima idea di come tornare. L’unica cosa da fare è chiamare
Phata e tediarla affinché cerchi online tutte le informazioni utili: linea notturna da prendere, quante fermate, dove scendere.
Vado a letto a mezzanotte, prestissimo: rimango sdraiato in posizione immobile fino a stamattina.
Ed è il secondo giorno di lavoro.
Obiettivi della giornata: comprarmi la bici, un cappello impermeabile, andare in agenzia e iniziare a vedere qualche casa.
E adesso a lavoro :-)