Metto il caffè sul fuoco.
Poi mi dico: del resto, è la democrazia. Devo accettare questo risultato.
Un tassello in più che mi separa dalla realtà. E ora non continuo più a chiedermi cosa ci faccio
qui – in questa casa, in questa città, in questa regione – ma anche in questo stato che
da sempre non mi rappresenta.
Mi dico anche che la gente è
da qualche altra parte. Dove sono le persone che hanno votato pdl? Abbiamo un orizzonte di navigazione così ristretto, così ingannevole. Pensare che la vicina di casa o la vecchina sul bus o il ragazzo alla coop o svariati colleghi: qualcuno di loro l'avrà pur votato.
Mi dico tutto sommato, che mi interessa?
Poi mi dico: stai parlando da solo.
E ok, immagino di aver fatto male a non raccontare per tempo della breve parentesi barceloneta. Per scaramanzia. Sì perché, ad esempio, quando elogio troppo Cagliari poi Firenze si vendica: pioggia, diarrea, cetrioli a lavoro, serate noiose, water intasati.
// Firenze è una città egosita e avara. Pretende attenzioni perché abituata a riceverne da secoli, ricca e bella di nascita. Non riuscirebbe mai a capire come una città così lontana e sperduta sul mare come Cagliari, possa elagire così tanto senza chiedere nulla in cambio //
Così ho pensato: inutile lodare Zapatero e le meraviglie artistiche di una nazione in progresso. Fingiamo di vivere in un paese normale. Fingiamo che le cose possano funzionare meglio.
Così ora fingo non sia successo niente. Non mi riguarda
più.
Mi bevo il caffè, ascolto
Piero Marras, tengo rigorosamente la televisione spenta e cerco di risintonizzarmi.
Con chi o cosa non lo so. Con me stesso sicuramente (sì, sempre me stesso, dio, quanto ci ho azzeccato 5 anni fa a chiamare questo blog “ombelicale” e non sapevo che un giorno avrei avuto così tanto bisogno di ritrovarmi, così frequentemente e con così disperata precisione).
Risintonizzarmi con quello che volevo fare di me e della mia vita, una volta, quando tutto era possibile, prima di sentirmi erroneamente uno come gli altri.