"Mentre attraversava Cambridge Circus, Jim rimpiangeva di non aver fatto il bancario.
Visioni di ferie pagate lo assalivano ormai con una ferocia maggiore di qualsiasi desiderio fisico. L’idea di venire retribuito per non far niente, magari semplicemente per passare il tempo fissando i muri di casa lo faceva quasi svenire.
Certo, lui aveva la consolazione di essere il capo di se stesso, una condizione così sopravvalutata che non capiva perché la gente gliela invidiasse tanto; era probabilmente il concetto più sopravvalutato negli interi annali del pensiero.
All’improvviso, dopo aver messo su la sua attività, Jim scoprì che la soddisfazione dell’indipendenza veniva spiaccicata come un pupazzo sotto le ruote di una schiacciasassi. Il governo, il comune, le compagnie di servizi, i vicini, il sistema postale, i produttori di segreterie telefoniche, i trasporti pubblici, i semafori: quando hai un’impresa tua, l’intero pianeta fa la fila per prenderti a calci.
Jim impegnava un bel po’ della sua energia a provare a tornare indietro nel passato, alla sua identità di quan’era più giovane. Così avrebbe potuto tirarsi dei ceffoni e dirsi: striscia, trovati un lavoro, prendi i soldi e la domenica pomeriggio fai quel che vuoi.
La sua ossessione per una vacanza pagata, per la semplice possibilità di andarsene via, non per due settimane, non per una, ma soltanto per un week-end in cui staccare completamente e non fare nulla, cominciava a spaventarlo. Riusciva a smettere di pensare a una vacanza pagata solo fantasticando su un’assenza per malattia: essere malato e stare a letto per due giorni (venendo pagato anche per quello, mentre altre persone sono costrette a sostituirti, anche se non lo fanno particolarmente bene) era il paradiso.
Jim sapeva che essere un dipendente è una cosa meravigliosa, e quanto invidiava quei dipendenti umili e meschini che potevano uscire dai loro uffici senza più dover pensare al lavoro fino al giorno seguente.
Quelli che pensavano di vivere pericolosamente perché si precipitano in sella a una moto in una guerra civile, o che fanno sky-diving con il paracadute, scalate in montagna, salti con l’elastico e fumano il freebase, non se l’immaginano cosa significa rischiare. Niente è più pericoloso che avere un’impresa in proprio.
Se salti giù da un aeroplano, metti a rischio semplicemente la tua vita, se hai un’impresa tua, non importa quanto piccola, anche solo un negozio all’angolo, ti giochi l’anima."
Ora, non è che sottoscriva proprio tutto.
Ma ieri notte quando ho letto queste pagine mi è scorso un brivido lungo la schiena. Chissà come mai...