La sede di Tiscali a Sa Illetta si impone subito allo sguardo, nella sua imponente e solitaria bellezza, lungo la strada per Pula. (E di notte l'effetto scenico è davvero notevole).
Ci accoglie alla trachitica e basaltica entrata Liv, il nostro infiltrato, la nostra talpa. Login all'ingresso, consegna del documento, rilascio del pass.
La
Bakis Corporation, rappresentata da due improbabili ed enigmatici manager, entra nel sistema per studiarlo e assorbirne i misteri.
Andiamo subito in sala mensa: il pranzo tarda ma discutiamo sulle prime impressioni circa l'ambiente umano.
La vita aziendale dilbertiana. Positive: clima giovane, implicazioni sociali, belle ragazze. Negative: massificazione, rigidità dei ruoli.
Medea incontra alcuni amici ( è impossibile non farlo a Tiscali, c'è mezza Cagliari...) e dopo aver consumato il pasto, abbandoniamo la sala fra le cameriere impazzite e braccate: ci dirigiamo al bar.
Liv ha una battuta per tutti e a giudicare da come reagiscono simpaticamente, deduco che il suo umorismo goliardico dev'essere noto nell'ambiente. Nel piccolo cortile dei limoni incontro R., stilosa e dolce come la prima (e unica) volta che l'ho incontrata, la quale si innamora perdutamente della borsa di Medea.
E ora via, come puntatori impazziti, navighiamo fra i portali dei vari settori e andiamo a disturbare i lavoratori. Il lungo corridoio esterno si articola fra le diverse aree, tramite collegamenti laterali ad accesso criptato.
In primis optiamo ovviamente per il settore di Liv, con i suoi vicini di posto: Belfagor la schiena umana e un altro collega in coma, reduce da interventi notturni.
La scrivania di Liv è stranamente ordinata, nel suo desktop uno sfondo di ninfetta e sulla barra della applicazioni una finestra aperta
oh, del mio blog! (Liv ovviamente, ne sa).
Scoviamo poi un'altra angelica figura, R(2), che non si fa pregare per una piccola pausa caffè e ci accompagna per un tratto nel nostro peregrinare.
Saliamo da N., in tenuta da lavoro e occupatissima, che pure ci concede qualche minuto per salutarci. Da quel piano si gode di una meravigliosa vista sulla palude. Mi chiedo se analogamente esista un piano sottoterra per i dipendenti gerarchicamente meno rilevanti.
Ultima inevitabile tappa: gli adddetti al blog del settore media!!! Un saluto ad A., giustamente occupata.
Insomma che dire, la grande T - un enorme organismo pulsante, foggiato da divine mani d'artista, multiforme e multisignificato, simbolico, giovane e arcaico, prioettato lontano - non è certo venuta meno alle aspettative della giovane e rampante Bakis Corporation.
Un colpo di macchina e rieccoci nel nostro mini open-space, sicuramente meno stylish and cool, hi tech e lussuoso. Dalle finestre non si vede la laguna ma la bellissima chiesa di Sant'Efisio, l'entrata non è trachitico-basaltica e non è stata progettata da una firma importante, ma ci collega direttamente alle viuzze lastricate di Stampace. Il soffitto non è una asettica lamiera trapuntata di neon ma un caldo soppalco in legno, intervallato da archi in pietra. I "grandi capi" non sono in bunker inarrivabili circondati da poltrone in pelle umana, ma sono a qualche metro da noi, nell'altra sala.
Sguinzaglio la razionalità in mio soccorso, placo il desiderio e la fascinazione con dosi supplementari di lavoro e di buoni propositi.
Ma non posso fare a meno ci collocare questa sorta di epifania in un contesto causale più ampio: un ulteriore suggerimento, un richiamo ad altre sponde, ad altri lidi.
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