Innamorato di me stesso / ma non corrispondo




giovedì, 31 luglio 2008

[ Unpause ]

E’ un periodo senza colonna sonora.
Oggi a lavoro mi sono accorto di avere addosso gli auricolari spenti, infilzati nelle orecchie solo per abitudine.

Strano perché è un buon momento. Ci ho quindi pensato un attimo.

Forse è perché è il periodo che non ha ancora preso una direzione definita? nei film la musica compare per enfatizzare un momento, per spiegare con un aiutino quel che sta accadendo.
Ora io sono in quella parte del film in cui non si capisce se aprendo quella porta c’è l’assassino o un’improvvisa svolta della trama. Magari una lettera misteriosa, un nuovo arrivo, un trasferimento, un nuovo amore.

La mattina sul bus mi accontento di tracce energiche a caso. Di ritorno da lavoro il rumore della strada. E la notte mi faccio prendere dalle recentemente molto fortunate letture. E così niente.

Se ci fosse un iTunes esistenziale, vorrei proprio vedere quale playlist è in serbo per me.

Anzi
no,
mi godrò un pezzo alla volta.

Unpause > Skip.
scritto da Bakis alle 00:28 | plink | commenti (10) | commenti (10) (p-up)
in: musica, autoscatto




mercoledì, 06 giugno 2007

[ isn't it funny? ]

Da tempo immemorabie non mi capitava di tuffarmi dentro un nuovo album con tanta foga.
L'emozione di scartare un cd nuovo di zecca e consumarlo nei giorni mi fa tornare indietro nel tempo.

Forse perchè la voce è quella di Dolores, voce amica, compagna degli anni dell'adolescenza, ambasciatrice di ricordi, di nomi, visi e di parole.

Forse è perchè mi sembra di recuperare sensazioni che avevo perduto e mi sento lo stesso di sempre in un contesto che è tutto tutto cambiato e irriconoscibile.

Beautiful girl
Won't you be my inspiration?
scritto da Bakis alle 17:45 | plink | commenti (25) | commenti (25) (p-up)
in: musica, ombelicale, da firenze




lunedì, 23 aprile 2007

[ Intermission ]

Video dell'House Concert* di Bossanova, sabato a casa di Daniela, splendida padrona di casa.

scritto da Bakis alle 11:18 | plink | commenti (8) | commenti (8) (p-up)
in: musica, video, house concert, da firenze




mercoledì, 07 febbraio 2007

[ Creamy VS Madonna ]

Creamy Madonna
Nota anche come: "incantevole".
Anni: oggi ne avrebbe 40, se non fosse scomparsa prematuramente in circostanze ignote durante l'ultimo concerto..
Provenienza: mista, "Stella Piumata" "Giappone".
Genere: j-pop.
Periodo di attività: 1983 - 1985.
Album pubblicati: NP
Nota anche come: "material girl".
Anni: 49
Provenienza: Americana.
Genere: pop-dance.
Periodo di attività: 1982 - oggi.
Album pubblicati: 18.

Guardate questo video del secolo e decretate chi sia la vera POP-ICON della nostra generazione.



Io, obviously, voto per Creamy!

Thanks to Creamyforever per il video!
scritto da Bakis alle 15:22 | plink | commenti (57) | commenti (57) (p-up)
in: musica, cazzeggio, video, da firenze




lunedì, 05 febbraio 2007

[ Tomorrow ]

Per eccessiva autostima oggi ho comprato una t-shirt senza prima provarla. Tornato a casa l’ho indossata e ho scoperto che no, al massimo la posso usare d’estate senza nulla sotto e magari fra qualche kg in meno. Lì per lì, circondato da manichini anoressici, da commessi mentretuseiinpausapranzoiosonoinpalestra e altri clienti nati negli anni 90, mi sono sentito abbastanza arrogante da commettere questo insano gesto.
In compenso ho comprato scarpe di una taglia più grande quindi l’equilibrio cosmico è salvo. E’ che dopo mesi di ricerche eccole lì, finalmente palesate, ed è stato un momento che nemmeno il principe e cenerentola (impersonati per voi da Bakis e Bakis: “prego, introduca il suo piedino qua” “uh!”). La commessa non poteva capire le mie risatine interiori.

Però ho poi riflettuto sulla metafora evidente in tutto ciò (perché c’è sempre l’allegoria: ogni cosa rimanda a qualcos’altro, basta scegliere: pick one).

La maglia stretta, la vita che ti piace ma in effetti non ti va a pennello, quel locale interessante ma la musica insomma, la scarpa larga, le amicizie che si ok però finchè non sbuca la dolce metastasi, la voglia di fare e il tempo di realizzare, e cose così.

E con addosso la maglia stretta a righe colorate e le scarpe larghe verdi, prima di uscire, mi son messo a giocare con la tastiera e ho deciso che se continuo questo pezzo e aggiungo qualcos’altro poi esplode. Mi piace ma non mi soddisfa, sto ancora cercando la mia strada sonora.



Ma in fondo anche io sono un po’ così.
Incasinato di sovrastrutture, decoupato di cazzate, colorato, sguaiato, pieno di stecche, sfumato nei punti sbagliati, mixato male, però, forse, tutto sommato…

scritto da Bakis alle 01:24 | plink | commenti (20) | commenti (20) (p-up)
in: musica, ombelicale, da firenze




venerdì, 09 dicembre 2005

[ Ma Sartre era solo un segaiolo ]

Poi parlarono di Lindbergh.
Lindbergh piaceva loro molto. Io dissi:
- A me piacciono gli eroi neri.
- I negri? – domando Massè.
- No, neri come si dice magia nera. Lindbergh è un eroe bianco. Non mi interessa.
- Prova tu se è facile attraversare l’Atlantico, - disse Bouxin con acredine.
Esposi la mia concezione dell’eroe nero.
- Un anarchico, - riassunse Lemercier.
- No, - dissi io con calma, - gli anarchici a loro modo vogliono bene agli uomini.
- Allora un pazzo.
Ma Massè, che è colto, intervenne a questo punto:
- Lo conosco, il tipo, - mi disse – si chiama Erostrato. Voleva divenir celebre e non ha saputo trovar niente di meglio che bruciare il tempio di Efeso, una delle sette meraviglie del mondo.
- E come si chiamava l’architetto?
- Non me lo ricordo più, - confessò – credo persino che non se ne conosca il nome.
- Davvero? E vi ricordate del nome di Erostrato? Vedete che non aveva del tutto sbagliato il suo calcolo.

Il muro - Jean Paul Sartre, 1957



scritto da Bakis alle 01:15 | plink | commenti (21) | commenti (21) (p-up)
in: musica, libri, rancore




lunedì, 18 aprile 2005

[ Post aulico ]

E poi mi sono addormentato.

Risvegliandomi quasi per caso (perchè il confine tra la veglia e il sonno non sembra, ma è davvero poca cosa) in quella cripta fredda, scomodamente appollaiato sulla sedia. Di quelle posizioni che ti paralizzano il braccio, che sembra morto, o ti inebetiscono le gambe. Tuttavia io mi sono destato con il senso del tempo, e dello spazio, intorpidito. Nè mi son chiesto dove (e quando) fossi.
La cripta è scarsamente illuminata, adorna di quadri e statue di cui non saprei definire lo stile né il periodo. Tutto intorno persone assorte a contemplare una specie di rito che si produce in quella parte della sala dove un tempo probabilmente c'era l'altare.
Inutisco subito che non è un rito religioso, quello cui involontariamente (o forse si, ma senza ricordarmelo) sto assistendo, ma di certo ne possiede lo stesso potenziale sacro.
Dei figuri immobili strofinano impassibili e quasi crudeli degli strumenti che si lamentano, come chi soffre però di un dolore quasi piacevole. Di spalle invece intuisco la figura di una donna elegante che detta il ritmo col suono pizzicato del cembalo.

In mezzo a questi sovrasta la figura imponente e fiera di un uomo androgino vestito alla moda del settecento.

Una palandrana verde con motivo dorato, ugola avvolta da un ampio bavero in lino, il volto contratto da uno sforzo invisibile che poi capisco, sta per prodursi in un canto.
La luce sul suo viso ne esalta i muscoli distorti in uno spasmo e la musica rallenta,
lui prende fiato,
i respiri si sospendono,
l'aria s'immobilizza,
la bocca si apre.

E una mano invisibile strizza le palle al cantante, che emette una voce tipo mickey mouse.

Sulle prime rimango come turbato dallo stridore ma poi vengo conquistato da questa figura, che sul palcoscenico assume sembianza quasi angeliche, in quanto senza sesso.
E capisco la ragione del vestimento antico: come per rimarcare la non appartenenza a questo mondo di questa voce che esiste, udibile da noi, soltanto per il breve durare del concerto.

La voce va e noi ci dimentichiamo di tutto, schiaffeggiati da acuti iperuranici interrotti in contrappunto da improvvisi bassi, come se questo medium di angeliche (o femminine?) entità, sopraffatto dallo sforzo, non potesse nascondere del tutto la propria duplice natura.

[ Chi fosse curioso di ascoltare qualcosa, può farlo direttamente dall'apposita sezione  del sito del soprano interprete del concerto, Angelo Manzotti ]

scritto da Bakis alle 13:37 | plink | commenti (5) | commenti (5) (p-up)
in: musica, social life




martedì, 22 marzo 2005

[ Vedo la musica ]

[ click sull'immagine per lanciare il clip flash ]
 
Ritoccare una fotografia è come comporre una musica.
E premere i tasti di un pianoforte un po’ come ruotare l’obiettivo e lentamente mettere a fuoco.

Scegliere la tonalità giusta è una questione di momenti: ogni gamma // ogni scala ha il proprio carattere, un impatto emotivo unico e speciale.

Una pasta calda e accesa > una tonalità maggiore.
Tinte fredde e invernali > armoniche minori.

La tonalità giusta sa esaltare i contrasti e i tratti del viso, il timbro della voce e il fondersi degli strumenti.
Ne esiste sempre e solo una perfetta e bisogna scovarla.

Una nota ne chiama un’altra e un’altra ancora così come uno sguardo talvolta chiede soltanto di essere virato al bianco e nero.

Una forte saturazone è un tasto premuto con violenza, coloriti caravaggeschi.
I pixeloni di colore puro, il rumore del martelletto contro la corda sotto la vibrazione.

La composizione, invece, è la melodia.
Le parti giocano fra loro e costituiscono un tutto. Una zona d’ombra e una di luce, un sorriso e uno sguardo, note che si rincorrono e si respingono.

Ritoccare uno scatto è adattarlo al mio stato d’animo.
( Perché lavorare su uno scatto altrui è come musicare parole di un’altra persona. Una mezza bugia, un racconto preso in prestito.)
Prendo un colore e lo trasformo, lo maltratto fino a farlo diventare il suo opposto, lo costringo a riempirsi di vibrazioni sconosciute. Faccio emergere la figura in secondo piano e annullo il resto.
Distorco le dimensioni, strappo uno spazio e gonfio la luce.
E’ come prendere una traccia per distorcerne con cautela porzioni di banda. Un po’ di riverbero, un flanger e un envelope. Con orecchio e infinita pazienza ogni onda ondulerà come dico io.

Ascolto e sovraincido // Guardo e sovrappongo.

I suoni ruvidi sono decisi ma a volte ho bisogno di morbidezza, per non rovinare il motivo; cerco di sottolinearlo con le assenze e le ripetizioni, con un canone opposto o un delicato sostegno.
Un livello sopra un altro l’immagine si arricchisce, ma a volte confonde il soggetto e bisogna stare attenti.
Devo seguire l’istinto perché io stesso non so mai dove voglio arrivare.

Qualche volta riesco a ottenere ciò che senza saperlo volevo, subito, al primo colpo.
Altre volte devo insistere ore e giorni per poter abbandonare un pezzo di me sulla tastiera o su una foto.

Ma più spesso, mi è semplicemente impossibile farlo.


The reason I do photographs is to help people understand my music, so it's very important that I am the same, emotionally, in the photographs as in the music.
Most people's eyes are much better developed than their ears. If they see a certain emotion in the photograph, then they'll understand the music. // Bjork 2001

scritto da Bakis alle 00:01 | plink | commenti (11) | commenti (11) (p-up)
in: musica, ombelicale, autoscatto, fav




venerdì, 18 marzo 2005

[ Outing e intolleranze musicali ]

Riprendo un tema interessante letto su Pop (se avessi quell'aggeggio track-back sarebbe una buona occasione - la prima - per usarlo, ma so anche che forse solo uno o due di voi sanno di cosa sto parlando, quindi lasciamo stare). 



Si parla di intolleranza. Brutta cosa, già.

Ma di una forma molto particolare di intolleranza: quella musicale, che personalmente sottoscrivo in toto come regola comportamentale. Chi mi conosce lo sa bene. 

Voglio dire in un mondo migliore vorrei non essere intollerante e musicalmente ultra-esigente, ma è troppo …divertente esserlo. 

Tutto risale agli ormai lontani tempi del liceo quando col mio fido alleato P. iniziavo a costruire la complessa impalcatura della mia discografia essenziale e a tracciare netti confini tra ciò che valeva la pena di essere ascoltato e ciò che no. Se avete letto Altà Fedeltà di Nick Hornby potete capire all'istante.

Giudizi netti e implacabili, lunghe sessioni di ascolto intensivo dei cd preferiti, ossessivi pomeriggi al cd-store a scartabellare tra gli scaffali in cerca di rivelazioni. Non potevo andar via senza un nuovo cd in tasca.

 

Ecco, il mio background è questo, ma devo dire che col tempo ho sicuramente affinato i miei gusti, ampliando anche un po’ le vedute. 

Mi piace pensare che ci sia la musica giusta per ogni momento e una canzone adatta ad ogni atmosfera e non un genere o un cantante ideale per tutto. Si sa, nella dieta bisogna diversificare.

Per questo storco il naso di fronte ai consumatori musicali mono-maniaci: gli hip-hop, i metallari etc. Ma non si impallano dopo un po’? Come mangiare sempre aragosta o caviale o scopare sempre con la stessa posizione (o con la stessa persona). Yawn. 

In ogni caso penso che la discriminazione musicale talvolta non sia casuale: i veri fan(atici) tendono ad auto-ghettizzarsi e a mettersi in contrapposizione tra loro, spesso con ottuse visioni ultra settoriali e etichettamenti estremi: rock, hard rock, metal, cross-over, grunge, alternative, prog-rock e balle varie. 

Io mi accontento di discriminare democraticamente tutti in base al mio personale gusto, che può essere ricondotto a poche regole di massima.

Prediligo la musica d’autore (no interpreti), possibilmente elettronica ma non solo. I testi sono fondamentali. Si all’innovazione e alla ricerca ma non a tutti i costi ( e i Radiohead non mi piacciono). Gli italiani in generale non mi piacciono mentre adoro la musica etnica. E così via. 


Colgo l’occasione per segnalare finalmente un sito molto interessante: si chiama AudioScrobbler, che grazie a un plug-in installato sul vostro player di fiducia, redige in automatico statistiche di gradimento sulla musica che quotidianamente ascoltate dal pc, con tanto di brano e artista più ascoltato. In base alle stesse statistiche potete poi vedere anche i vostri vicini musicali (all'interno del network di cui anche voi fate parte) magari per fare qualche nuova scoperta.

 

E ora facciamo tutti outing:

levate dall’armadio i vostri scheletri, tirate fuori da sotto il materasso i cd occulati e confessate pubblicamente la vostra playlist, soprattutto senza omettere le entry a rischio ghetto.

scritto da Bakis alle 01:54 | plink | commenti (49) | commenti (49) (p-up)
in: segnalazioni, musica, cazzeggio




giovedì, 26 agosto 2004

[ Vedo la Musica - Sull'unità del processo creativo ]

Scegliere la tonalità giusta non è affatto facile.
Ogni gradazione, ogni singolo livello, ha la sua caratteristica, il suo impatto emotivo.
Una pasta calda e accesa, una tonalità maggiore.
Tinte fredde e invernali, armoniche minori.
La gamma giusta esalta i contrasti e i tratti del viso, il timbro della voce e il fondersi degli strumenti.
Ne esiste sempre e solo una perfetta. Bisogna scovarla.
Una forte saturazone è un tasto premuto con violenza. Coloriti caravaggeschi. Piano, mezzopiano, fortissimo. I pixeloni di colore puro, il rumore del martelletto contro la corda oltre la vibrazione.
Troppo.
La composizione, invece, è la melodia. Le parti che giocano fra loro costituiscono un tutto. Una zona d'ombra e una di luce, un sorriso e uno sguardo: note che si rincorrono e si respingono.

Ritoccare uno scatto è adattarlo al mio stato d'animo.
( Lavorare su uno scatto altrui è come musicare parole di un'altra persona. Una mezza bugia, un racconto preso in prestito. )
Prendo un colore e lo trasformo, lo maltratto fino a farlo diventare il suo opposto, lo costringo a riempirsi di tinte sconosciute. Faccio emergere la figura in secondo piano e annullo il resto.
E' come prendere una traccia per distorcerne con cautela porzioni di banda. Un po' di riverbero, un flanger e un envelope.
Ascolto e sovraincido.
I suoni ruvidi sono decisi ma a volte ho bisogno di morbidezza. Cerco di non rovinare il motivo, ma di sottolinearlo con le assenze e le ripetizioni, con un canone opposto o un delicato sostegno un'ottava sotto.Un livello sopra un altro l'immagine si arricchisce, ma a volte confonde il soggetto e bisogna stare attenti.
Devo seguire l'istinto perché io stesso non so cosa voglio raccontare quando lavoro.

A volte è talmente chiaro che subito mi accorgo di non poter più andare avanti.
Più spesso devo insistere ore e giorni per capire dove voglio arrivare.

The reason I do photographs is to help people understand my music, so it's very important that I am the same, emotionally, in the photographs as in the music.
Most people's eyes are much better developed than their ears. If they see a certain emotion in the photograph, then they'll understand the music.

Bjork, 2001


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scritto da Bakis alle 16:07 | plink | commenti | commenti (p-up)
in: musica, fotografia




sabato, 15 maggio 2004

[ Offlaga Disco Pax: tutto il resto è desistenza ]

OfflagaDiscoPax, collettivo neosensibilista contrario alla democrazia dei sentimenti;
OfflagaDiscoPax rifiuta la socializzazione delle perdite e ritiene la vostra esistenza approssimata per difetto;
OfflagaDiscoPax, la memoria sta seduta a tavola di qualche misero caffè e non fa sconti comitiva;
OfflagaDiscoPax: tutto il resto è desistenza.

Più che un concerto, una performance.
Musica elettronica con chiari spunti psichedelici e una voce narrante continua, quasi ossessiva: la radiocronaca di impressioni indefinite, collocate in uno spazio-tempo imprecisato.
Il jazzabuglio fra i suoi difetti ha questo di bello: la distanza pressochè nulla fra il performante e l�uditore, la sensazione di ascoltare qualcosa di personale, sicuramente unico, riprodotto in quel momento a tuo esclusivo uso e consumo.
La già sottile membrana fra l'artista e il pubblico si è definitivamente infranta durante le canzoni "Cinnamon" e "Tatranky": il vocalist [ Max Collini: voce, testi, ideologia a bassa intensità ] ci innaffia di chewing-gum alla cannella e successivamente, distribuisce dei Tatranky [ pacchetti tipo loacker, ma molto più buoni NdB: vero! ].
E così, oltre che assorbire testi, musica e stati d'animo, chiudo il cerchio masticando e gustando un pezzo dell'offerta artistica.

Tatranky

Praga è una città dove non sopravvive niente di quaranta anni di guerra fredda: nessuna falce e martello, statua, monumento ricorda ciò che era fino a quindici anni fa. Una rimozione sfrontata.
Ripulita dal grigiore brezneviano Praga splende nei suoi palazzi barocchi e liberty pieni di fast food e turisti più o meno sessuali e appre piccola, misteriosa e decadente nonostante gli sforzi di mostrare una economia in espansione.
Cerco in dettagli piccolissimi le tracce dell�immobilismo del regime ma vedo solo le ferite della modernità occidentale e nessuna testimonianza delli errori, degli orrori e delle ingenuità marxiste si esprime ai miei occhi.
Dormo in un caseggiato anonimo: niente ascensore, aspetto pulito ma vecchio, enormi somiglianze con i quartieri IACP italiani degli anni sessanta�e miseria in giro meno che in certe nostre città.
Esordisco nella vita notturna al Lucerna, un club sotterraneo modello febbre del sabato sera. C�è una serata anni ottanta e l�entrata costa circa due euro- Come al solito, sono il più vecchio del locale. Nello schermo ad un lato della pista passano i video delle canzoni che il DJ mette su, ma gli anni ottanta di Praga sono meno rigorosi dei nostri e la scaletta, è vergognosa.
I Modern Talking, Samantha Fox, Nick Kershaw e via così fino a un inatteso regalo: parte FELICITA� di Albano e Romina.
La cantano tutti, mi sento malissimo e mi rendo conto solo adesso che l�eredità del comunismo non va cercata nell�architettura e nei simboli, ma nell�anima di un popolo. Ed eccola qua l�anima negli anni ottanta dei cecoslovacchi: Felicità e il suo video colorato che parla del sole e dell�amore italiano mentre in Boemia tutto è fermo, mentre in Boemia tutto è immobile.
Ma anche ora c�è una tristezza assurda, nessuno si diverte, sarà che è lunedì sera, sarà che è gente fredda, sarà che non c�è il mare a Praga e allora mi domando: per quanto tempo ancora i bimbi boemi vorranno guardare i cartoni animati della Talpa invece che quelli americani o giapponesi?
Per fortuna che all�uscita una ragazza nota felice la mia maglietta dei Depeche Mode, basta poco per sentirmi meglio. Dubcek direbbe che poteva andare diversamente e almeno lui ha fatto in tempo a vedere la differenza a volta astratta tra un regime imposto con i carri armati ed uno imposto più sottilmente col dollaro, il marco e l�euro. I tedeschi si sono comprati perfino la Skoda. La fabbrica!
Come souvenir ho preso tranta confezioni di wafer �Tatranky�, pacchetti tipo loacker ma molto più buoni.
Solo dopo qualche giorno ho notato un marchio un po� nascosto: Danone.
Ci hanno veramente presto tutto.

commenti : (17)
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in: musica




mercoledì, 21 aprile 2004

[ Montessori, kiss my ass! ]

Oggi ho fatto un cd di musica rock a mia sorella.
Ha 14 anni e spero di indurla ad abbandonare quella merda che pianta sempre nello stereo: dancehall alla Sean Paul o ancor peggio, hip hop alla eminem e altre puttanate. Nascondere o graffiare i suoi cd non è servito a nulla.
Dico io, non son riuscito a convincerla a evitare la cresima [questo non aiuterà molto la tua vita sentimentale, nonnò], a diventare vegetariana [povero coniglietto...assassina!!] ...riuscirò a farle leggere qualche bel libro e ascoltare musica decente??
Le ho detto: mi raccomando devi ascoltarlo solo ed esclusivamente a volume smodato. Non smettere di aumentare finchè non si muove il lampadario.

Rock on!



Ecco la playlist.

1. Nirvana - Smells Like Teens Spirit
2. Pearl Jam - Do the Evolution
3. The Distillers - Drain The Blood
4. The Hole - Celebrity Skin
5. Jet - Are You Gonna Be My Girl
6. The Smashing Pumpkins - Zero
7. Sonic Youth - Drunken Butterfly
8. Skunk Anansie - Twisted (Everyday Hurts)
9. The Smashing Pumpkins - Bullet With Butterfly Wings
10. The White Stripes - Seven Nation Army
11. Puddle of Mudd - She Hates Me
12. The Smashing Pumpkins - The Everlasting Gaze
13. Republica - Ready To Go
14. Dandy Warhols - Bohemian Like You
15. The Smashing Pumpkins - Geek U.S.A.
16. Jeff Buckley - Grace


commenti : (23)
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in: musica




martedì, 09 marzo 2004

[ Ode to the Cranberries ]

I Cranberries si sono sciolti.

Una delle mie cult-band, a cui sono legate una tonnellata di ricordi - che ora mi sembrano davvero più lontani e un po' più sbiaditi.
Stanotte mi ascolterò il mio cd preferito, quello bianco, ascoltato centinaia di volte.
E son passati già dieci anni.


P.s. voglio questo divano (con lei sopra).


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in: musica, to the faithful departed

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