Innamorato di me stesso / ma non corrispondo




giovedì, 24 settembre 2009

[ Inizia il diluvio ]

Inizia il diluvio, chiudo le finestre e il water fa blurp.

Istantaneamente vedo immagini apocalittiche di me disperato davanti a un bagno allagato, mani in mano a chiedere soccorso su Facebook (ma senza muovere un dito) ad amici e parenti intenti a fingere di essere addormentati.

Inizia il diluvio e dopo un attacco simil-narcolettico da un'ora e mezzo di sonno colpevole mi viene il trip delle pulizie e inizio a riordinare. Ottimo segno: quando mi viene voglia di mettere le cose in ordine poi tutto tende ad andare nel verso giusto.

Ora mi rimbocco le maniche e cerco di dare una parvenza umana a questa discarica che in momenti di spiccato ottimismo mi ostino a chiamare "mansarda" - che potrei/forse no riabbandonare questo autunno.

Inizia il diluvio (ma quando inizia? è ore che minaccia) e metto su Beck che non ascoltavo da tanto tempo.

E le note di Lonesome Tears mi portano lontano, e vedo le mie mani muoversi da sole, i mobili svuotarsi dei vestiti, le scatole inscatolarsi, i cassetti chiudersi, le buste riempirsi.
Inizia il diluvio - ancora no - e mi perdo lontano in un posto chissà dove, e vedo la luce gialla e i muri arancioni di questa mansarda fuori dalla finestra, vedo il tetto di tegole, la strada di casa, il mio vicinato, le nuvole, questo angolo d'isola sperduta nel mare, vedo la Sardegna, vedo l'Europa, il mondo, questa vita breve e lunghissima e le piccole infinite decisioni che crediamo eterne e ineluttabili.

Un tuono, mi sveglio.
E ha smesso di piovere.
scritto da Bakis alle 00:01 | plink | commenti | commenti (p-up)
in: ombelicale




martedì, 07 aprile 2009

[ Cadere dalle nuvole ]

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e accorgersi di essere l'unico bambino rimasto.
scritto da Bakis alle 00:54 | plink | commenti (5) | commenti (5) (p-up)
in: ombelicale, autoscatto




martedì, 31 marzo 2009

[ I miss everything we'll never be ]

scritto da Bakis alle 14:40 | plink | commenti (1) | commenti (1) (p-up)
in: ombelicale, autoscatto, mansarda




venerdì, 21 novembre 2008

[ Le Roi est mort, Vive le Roi! ]

Nelle orecchie gli archi tremuli e l’organo farfisa dei Golfrapp.
Accendo la lucina ikea che sbatte contro le mura arancioni e rosse creando strani ombre e colori.

Verbalizzo quella strana sensazione che ho nella pancia da qualche giorno: sembra che il tempo non sia passato. In queste mura, in questa situazione di passaggio, sembra che gli ultimi due anni siano stati soltanto una mia invenzione.
E al contempo, come spesso mi accade, confermo questa sensazione – sapendo di aver sempre questo verme, del cambiamento, dell’insoddisfazione e dell’avidità – e la nego, vedendo come mille cose invece sono cambiate.




Nel frattempo sono qua, incastrato e immobile, impegnato a guardarmi dentro e attorno mentre tutto, me compreso, cambia.
scritto da Bakis alle 02:46 | plink | commenti (9) | commenti (9) (p-up)
in: ombelicale, autoscatto




lunedì, 01 settembre 2008

[ Blank page ]

Vorrei iniziare come nel post precedente: capisci che è una notte di quelle…

Ma non lo farò, perché sarebbe una bugia. Ci sarebbe da scrivere piuttosto: capisci che è un mese di quelli… o forse, meglio: capisci che è una vita di quelle…

 - Rieccomi di fronte a me stesso, in un imbarazzante dialogo a cui apparentemente una delle due parti non ha la minima voglia di partecipare -

Premessa metodologica: partiamo dai fatti. Sì, di tutti i possibili criteri per condurre queste riflessioni solitarie, quello di partire dai fatti mi sembra il più saggio.
I fatti sono un'ottima cosa su cui ragionare. Teorie, progetti, ipotesi, prospettive? no grazie.
scritto da Bakis alle 02:02 | plink | commenti (11) | commenti (11) (p-up)
in: ombelicale, autoscatto, dimissioni




martedì, 05 agosto 2008

[ Una Notte Di Quelle ]

Capisci che è una notte di quelle quando sono le due passate e non ti decidi a staccarti dalla tastiera e continui a mixare e rimixare lo stesso pezzo all'infinito, aggiungendo microdettagli e impercettibili distorsioni che nessuno, nell'universo, noterà mai.

Capisci che è una notte di quelle perché continui ad ascoltarlo. Ed è così dolce e consolatorio. Forse non troppo orginale ma è tuo. E' come una millefoglie infinita in cui affondare i dentini e perdersi. Ogni strato ha una sua storia, una sua ricerca. E l'insieme è come se avesse assorbito tutto il turbine di pensieri e mugugni di questo periodo.

Capisci che è una notte di quelle perché metti su il caffè solo perché hai voglia di sentirne il profumo.

Adesso però stacco tutto.
Lascio il cellulare sepolto sotto una tomba di cuscini e mi porto appresso questa musica, sperando di affondare velocemente tra le millefoglie del letto.

/ che nessuno nell'universo noterà mai.
scritto da Bakis alle 02:22 | plink | commenti (11) | commenti (11) (p-up)
in: insonnia, ombelicale




lunedì, 21 luglio 2008

[ Next ]

C'è una cosa di cui mi do atto: quella di saper cogliere il kairos, il momento propizio.

Non credo nelle occasioni, credo piuttosto nella sincronicità degli eventi, nel fatto che tutto accada per una causa e non per un fine. Che gli eventi tendano a un equilibrio conforme a come noi ci poniamo nei confronti dell'universo.

E' un pensiero responsabilizzante / la causa di ciò che mi accade sono io, pertanto non me la scampo, ma per certi versi anche fiducioso / alla lunga sono certo che si rivelerà la scelta migliore per me.
Chiamalo pensiero magico, chiamalo karma.

Con questo bagaglio affronto le mie giornate: in quelle lunghe e sonnacchiose, poco stimolanti, ordinarie, è un bagaglio molto leggero, di cui facilmente dimentico l'esistenza; nei momenti di scelte cruciali invece mi sovviene, dopo, come cartina al tornasole per decifrare quanto io stesso ho appena fatto.

E così ora, sono oltre quel sottile confine in cui le cose accadono (ma in fondo la differenza fra il prima e il dopo non è che un respiro, la distanza fra la causa e l'effetto a volte sta solo nella nostra testa).

E così ora vagulo, naso all’aria: non seguo una traccia, bensì distinguo i profumi.
Mi faccio sorprendere da una domenica perfetta / sveglia non troppo tardi, musica, libro meraviglioso, fette biscottate con marmellata, una bella telefonata, amica in visita.
Mi colgo impreparato all'irrompere di un momento giusto e un ricordo condiviso come un pezzo di pane / quindi più bello.
Mi scopro ancora attaccato, più di quanto credessi, a quell cose che ho sempre pensato facessero di me quello che sono (bello o brutto che sia). Cose che non ho venduto né messo all'asta.

Non aspetto il momento da cogliere, perché so che il kairos è più una questione di sincronia. E' quella capacità di andare al ritmo degli eventi come in una danza.
Io che sono scoordinato e impacciato, fin’ora non ho mai mancato un attacco. Ora continuo a vagulare, faccio passare i giorni, penso, rimugino, ascolto tanta musica, sorrido, un po’ più leggero, rinizio un libro da capo, suono, faccio fotografie con la Polaroid...
scritto da Bakis alle 23:32 | plink | commenti (8) | commenti (8) (p-up)
in: ombelicale




lunedì, 07 luglio 2008

[ Back to the Roots ]

Quando le cose si fanno eccessivamente complicate, è facile: basta tornare alle basi, alle radici.
Dismettere per un po' tutte le sovrastrutture che ci portiamo appresso come case prefabbricate, gli atteggiamenti, le convinzioni, le paure più superficiali o i desideri fasulli.

Quel che rimane è solo il sale che pizzica ma guarisce le ferite, la roccia dura e ruvida che è anche la parte più ferma e solida che ci rimane.
Il blu del cielo che non puoi guardare senza ferirti lo sguardo, ma è anche l'unica dimensione in grado di mettere nella giusta prospettiva qualsiasi cosa.
scritto da Bakis alle 13:01 | plink | commenti (14) | commenti (14) (p-up)
in: ombelicale




martedì, 03 giugno 2008

[ Do a Mission ]

Torno tardi.
Tardi considerando il fatto che devo alzarmi alle 6 per prendere l’aereo. Ho mangiato troppo a cena e non riesco a dormire.

Decido di leggere e recupero la mia vecchia lampada barattolo. Funziona ancora, è solo un po’ sporca. La strofino.

E penso.

Che se dovesse apparire il genio dei tre desideri mi metterebbe in imbarazzo.
Se dovesse apparire e mi chiedesse quali sono le tre cose che ora desidero di più in assoluto e che mi renderebbero felice, sarei in difficoltà. Mi toccherebbe sprecare uno dei tre desideri per dirgli di ripassare e farmi pensare con calma.
scritto da Bakis alle 02:40 | plink | commenti (11) | commenti (11) (p-up)
in: insonnia, ombelicale, autoscatto, cattivi propositi




martedì, 22 aprile 2008

[ Sbaracco ]

Se dovessi definire con una sola parola il clima che si respira, userei questa: sbaracco.

// non me l'ha ordinato nessuno di sceglierne solo una, ma non ho nemmeno la fantasia sufficiente, in questo momento, per trovare altre definizioni.

Ora mi trovo nel vecchio open-space: quello che mi ha accolto quando sono arrivato in questa città (e di malo modo: pareti in monocromatica plastica beige che si stendono perpendicolari allo stanzone, facce scure, caldo e finestre piccolissime), in mezzo a gente sconosciuta di aree con cui mai avremo a che fare.

Un collega se ne va domani a Barcellona, un altro il mese prossimo ma è già via con la testa da chissà quanto.
Marta invece, se n'è già andata da un po' e la città senza lei è un po' meno casa.

Forse è come il percorso del monopoli: sto ritornando al VIA. Ma ci sto tornando più povero, di voglia di trattenermi, di fare, di impegnarmi. Forse la chiave sta nel vendere tutto e uscire dal gioco.

Che palle però quando le regole cambiano durante la partita.

Fuori piove, anzi, ora ha smesso: quasi quasi finisco questo post e me ne vado.
Ne approfitto, non ho null'altro da fare qua.
scritto da Bakis alle 11:46 | plink | commenti (3) | commenti (3) (p-up)
in: ombelicale




martedì, 15 aprile 2008

[ Let's pretend ]

Metto il caffè sul fuoco.

Poi mi dico: del resto, è la democrazia. Devo accettare questo risultato. 
Un tassello in più che mi separa dalla realtà. E ora non continuo più a chiedermi cosa ci faccio qui – in questa casa, in questa città, in questa regione – ma anche in questo stato che da sempre non mi rappresenta.

Mi dico anche che la gente è da qualche altra parte. Dove sono le persone che hanno votato pdl? Abbiamo un orizzonte di navigazione così ristretto, così ingannevole. Pensare che la vicina di casa o la vecchina sul bus o il ragazzo alla coop o svariati colleghi: qualcuno di loro l'avrà pur votato.
Mi dico tutto sommato, che mi interessa?

Poi mi dico: stai parlando da solo.

E ok, immagino di aver fatto male a non raccontare per tempo della breve parentesi barceloneta. Per scaramanzia. Sì perché, ad esempio, quando elogio troppo Cagliari poi Firenze si vendica: pioggia, diarrea, cetrioli a lavoro, serate noiose, water intasati.

// Firenze è una città egosita e avara. Pretende attenzioni perché abituata a riceverne da secoli, ricca e bella di nascita. Non riuscirebbe mai a capire come una città così lontana e sperduta sul mare come Cagliari, possa elagire così tanto senza chiedere nulla in cambio //

Così ho pensato: inutile lodare Zapatero e le meraviglie artistiche di una nazione in progresso. Fingiamo di vivere in un paese normale. Fingiamo che le cose possano funzionare meglio.

Così ora fingo non sia successo niente. Non mi riguarda più.
Mi bevo il caffè, ascolto Piero Marras, tengo rigorosamente la televisione spenta e cerco di risintonizzarmi.

Con chi o cosa non lo so. Con me stesso sicuramente (sì, sempre me stesso, dio, quanto ci ho azzeccato 5 anni fa a chiamare questo blog “ombelicale” e non sapevo che un giorno avrei avuto così tanto bisogno di ritrovarmi, così frequentemente e con così disperata precisione).

Risintonizzarmi con quello che volevo fare di me e della mia vita, una volta, quando tutto era possibile, prima di sentirmi erroneamente uno come gli altri.
scritto da Bakis alle 01:03 | plink | commenti (11) | commenti (11) (p-up)
in: ombelicale, rancore, cattivi propositi




lunedì, 17 marzo 2008

[ Cose che non sapevate e non volevate sapere di me #4 ]

Non ho ancora deciso se la “Sinistra Arcobaleno” ha rubato i colori istituzionali dell’azienda per cui lavoro o se la nostra sede è in realtà una sezione di suddetto partito. (O se entrambe in realtà sono associazioni gay pride in incognito).

Comunque, mi destreggio fra il mal di gola e le mille cose da fare, in questa mattina pre-primaverile.
La scena seguente è Bakis che utilizza le ultime energie vocali per proferire un insulto a qualcuno con la voce tipo “il padrino”.

Ma diciamo che posso farcela, dopo un piacevole venerdì con la mia nuova coinquilina (momentanea), sabato coi soliti amici e domenica con una nuova conoscenza. Posso farcela soprattutto dopo aver speso mezzo stipendio prenotando qualsiasi volo da qui a maggio.

Adesso cerco di mantenere un aspetto serio ascoltando a ripetizione “you spin me right round (like a record)”. Diciamo che questa è la quarta cosa che non sapevate di me e che non volevate sapere ( qui le altre ).

Sono un potenziale serial killer: ascolto le canzoni a ripetizione fino alla nausea. Sono malato. Salvatemi.
scritto da Bakis alle 12:14 | plink | commenti (9) | commenti (9) (p-up)
in: cazzeggio, ombelicale




mercoledì, 05 marzo 2008

[ E' quasi magia Bakis ]

Ho così tante cose da fare che ritaglio due minuti per scrivere un post. A post about nothing.

Fuori piove, è tornato il freddo, dopo la passeggiata inedita di domenica sull'Arno.
Preparo documenti e documentini in vista dell'incontro con Nuovopadrone e mi rilasso ascoltando "E' quasi magia Johnny".

In spazioaperto i terremotati si ricompongono e si preparano a rimettere radici. Io non scampo a me stesso e alle mie proiezioni mentali escapiste. Ma ce la posso fare.

// stamattina sul bus una coppia di vecchietti parlava in sardo stretto. Sceso alla fermata, il vento gelido mi ha dato uno schiaffo e ho detto "tittìa". Entrato a lavoro tutto mi è sembrato un pochino più distante e anche un po' ridicolo.
Grazie vecchietti :)
scritto da Bakis alle 11:01 | plink | commenti (20) | commenti (20) (p-up)
in: ombelicale, perle a orologeria




giovedì, 14 febbraio 2008

[ In Loop ]

Cosa c'è di più ombelicale autoreferenziale che ascoltare la propria musica?

// magari scrivere di questo sul proprio blog.

scritto da Bakis alle 00:18 | plink | commenti (12) | commenti (12) (p-up)
in: ombelicale




lunedì, 20 agosto 2007

[ Washed away ]

La pioggia di stamattina probabilmente ha lavato via gli ultimi residui di salsedine depositati sulla mia pelle. Devo aver lasciato qualche molecola di mare sardo in giro per Firenze.

Un rientro insolito, stordito di stanchezza e più cose in testa di quante ne avessi alla partenza.

Ma sono stranamente quieto, o forse in stato contemplativo.
Assisto allo scorrere degli eventi che riguardano quella persona che indosso ogni giorno - e che tutti trovano così buffa - con curiosità e al tempo stesso distacco, come stessi guardando un videoclip di Michel Gondry.

Un videoclip decisamente pop, con le nuvole fatte di cotone, le stelle di carta stagnola e i legami
// i legami fatti di qualcosa di più indistruttibile del nastro di una musicassetta.
scritto da Bakis alle 23:59 | plink | commenti (23) | commenti (23) (p-up)
in: ombelicale, da firenze

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Le regole dell'attrazione
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Il Sig. degli Anelli III
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Banditi a Orgosolo
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21 grammi
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In the cut
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La macchia umana
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Zatoichi:
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