
Entrai in quella stanza al secondo piano, piccola e come pressurizzata da un caldo maggiolino annunciante estate di fuoco. Barcollo claustrofobico sull'uscio. Cazzo - penso, semplicemente.
Ero fatto strafatto, cotto da una birra a pranzo, una canna, dall'aria bollente dal sapore bruciato e dalle discussioni in macchina a 100 km orari su viale marconi con francesca che cercava di dare un significato esistenziale filosofico a quanto stavo per fare. E ascoltavo, rispondevo a tono, guardavo fuori il paesaggio disordinato e un po' sporco, riverso verso il cruscotto, immerso in una nausea totale.
Era una normale cameretta - di quelle che non ho mai conosciuto e che scioccamente finivo a invidiare ai miei amici come fossero una tana, un rifugio, ben diverse dal mio covo dispersivo disordinato e fin troppo grande - piccola super-accessoriata, attezzata come quella di un chirurgo abusivo per criminali. E forse lo era. Il ragazzo, un ventenne belloccio e iper-borchiato, si diceva avesse un piercing sul pene miticamente enorme.
Mi guarda sorridente, prossima vittima, e scruta le mie pupille stroboscopiche.
Accanto alla finestra a rubare un alito d'aria anch'esso caldo, un ragazzo rotondo, sudato, assistente immaginario. Mi siedo sul trono e vengo investito dalla puzza insopportabile di plastica ospedaliera dei guantini del ragazzo.
Ancora un secondo e vomito, ancora un secondo e vomito.
L�amico mi parla ma sono concentrato solo sulla mia nausea e sul caldo. Mi dice qualcosa e non capisco, non tutto, e dico ok, fai pure. Allora prende in mano una webcam attaccata al pc e iniza al filmare. Una specie di snuff-movie del mio infilzamento, un video undeground da iniettare nella rete per osservatori folli e assuefatti a tutto.
Mi contraggo, resisisto ma mi devo allontanare. In bagno mi guardo, scrutando il mio viso e cerco di imprimerlo in un ricordo, da catalogare e conservare con cura. Come se uno stupido buco dovesse davvero cambiarmi, come se dovesse davvero significare qualcosa.
E ora dopo un anno provo la stessa identica cosa, al negativo, accompagnata dalla stessa nausea.
Curioso come si cerca di vedere se stessi, di scorgere chissà quali significati o marchi nella propria pelle, attraverso uno specchio, guardando comunque - nonostante tutto - fuori di sé.
Allora fisso, immagino e imprimo. E sfilo, questa volta.
E il mio viso è irrimediabilmente diverso.
Without [1]
Anche questa è andata...
Sono un po' triste perché mi son levato il piercing. Mi piaceva tanto, c'ero affezionato ma ho dovuto: stava andando via da solo. Questione di tempo.
Mi guardo allo specchio e la mia faccia è incompleta, quasi non mi riconosco.
E' come se mi avessero strappato un braccio, anzi no, una gamba, anzi no: è come se mi avessero tagliato il p... ok, vabè non esageriamo.
Continuo a tastare il sopracciglio.
Mi manca già.
E ora inizio a racimolare il coraggio per farne - forse - un altro.
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