Ho sempre creduto nei segnali.
Quei piccoli indizi che ti spingono verso una direzione o ti suggeriscono con cautela di cambiare strada. Fidandomi di loro, è come se qualsiasi scelta io prenda alla fine non possa essere mai del tutto sbagliata. Forse è un atteggiamento un po' fatalista o forse è solo un modo che ho escogitato inconsciamente per spingermi a portare a termine ogni sfida che mi capita.
Per non fuggire.
Insomma segnali questa volta ne ho avuto a sufficienza.
A distanza di un anno richiamo lo stesso numero per informarmi su un laboratorio. La stessa voce, lo stesso spirito: incoraggiante e simpatico. Mi rendo conto di avere un bagaglio un po' diverso quest'anno e colgo qualcosa in più: i riferimenti al buddismo e una spiccata vocazione sardista.
Sono incastrato in categorie troppo anguste ma va bene così, per ora. Ho solo bisogno di un'indicazione. Mi accontento.
Fin qui tutto bene, voglio dire: se io fossi stato un aereo in cerca di una pista d'atterraggio, questi segnali sarebbero state esattamente le lucine che mi aspettavo.
Ma ovviamente se il demone del dubbio si deve manifestare lo fa alla fine, solo in fase di atterraggio.
Il posto non si trova. Giro a vuoto, telefono in giro in cerca di aiuto: niente.
Conosco questa sensazione di rabbia mista a rassegnazione, con una buona componente di sollievo in questo caso.
Sollievo?
Dopo un'ora esco dal quartiere e mi preparo a cambiare programmi.
Chiamo un amico per passare a trovarlo, non può parlare - ti richiamo fra un attimo; chiudo e squilla il telefono. E' lui. Il sardo-buddista, come ha il mio numero? L'ho chiamato a un fisso e si scopre che la moglie ha successivamente annotato il numero dal chi è e gliel'ha comunicato.
Mh, il caso si è perfettamente organizzato. Ma è il demone buono o quello cattivo?
Decido di unirmi al gruppo anche se notevolmente in ritardo e girato di palle.
A questo punto dire semplicemente che ho trovato ciò che non mi aspettavo, sarebbe troppo poco.
Non mi aspettavo tante, infinite cose: una squadra di basket, dei cannibali, dei modelli versace impellicciati.
Diciamo piuttosto che ho trovato esattamente l'opposto di ciò che mi aspettavo (non sapevo esattamente cosa, ma vedendo il suo opposto l'ho capito).
Forse volevo trovare altre copie di me. O dei miei amici.
Mi rendo conto di frequentare ambienti spaventosamente omogenei. E' snobismo?
Mi affilio a tanti gruppi a parole, credo di avere tanti io sociali quante sono le cose che riesco a immaginare. Ma è molto più complicato.
Il vero scambio si ha con chi è molto diverso da noi.
Cerco di ripeterlo, cerco di convincermi
Nonostante la sede cadente e le luci al neon, che odio
Nonostante un'infinità di dettagli di infima importanza ma che concorrono tutti insieme a darmi certe impressioni
Nonostante la media d'età sia un po' troppo lontana da me
Nonostante mi senta un perfetto estraneo.
Penso che quello è il tipo di persone con cui dovrei avere a che fare, se è vero che vedo la politica come obiettivo e se son vere le cose che dico. E se voglio comunicare, devo guardarmi intorno. E se cercavo stimoli nuovi, storie mai sentite, ambienti diversi, galassie lontane.
Quindi va bene, accettiamo la sfida, tuffiamoci a corpo morto in quello che potrebbe essere benissimo un racconto di Atzeni, il mio preferito.
E solo se abbasserò la guardia accettando il confronto potrò dire di aver vinto.
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